| Per una astrologia della pista |
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| Scritto da Administrator | |
| mercoledì 31 gennaio 2007 | |
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I Grandi Attori del Circo italiano Genesio Amadori Trapezista italiano (Castelnuovo Berardenga 11.09.1914 - Liegi 21.11.1938). Considerato il fondatore dello stile italiano. Nel corso della carriera si esibisce esclusivamente con la troupe di famiglia composta dalle sorelle Gilda e Ginevra, e dal padre Goffredo, catcher. Nel 1935 Amadori è il primo trapezista europeo a girare il triplo salto mortale. E’ anche l’unico al mondo a girare il doppio salto mortale con una sola mano alla sbarra, esercizio che lo porta alla morte. Famiglia Bellucci Famiglia di direttori ed artisti di circo italiani.Fondatore della dinastia è Emidio Bellucci, farmacista romano che nella seconda metà dell’800 sposa Maria Lelli, una cavallerizza di un piccolo complesso circense operante nella zona. Il primo complesso diretto dai due prende il nome di Circo Arbell, inaugurando la curiosa tradizione di utilizzare anagrammi dei nomi dei famigliari. Dei numerosi figli solo due continuano la professione circense, Anita che sposa un Canestrelli, ed Emidio jr che sposa Italia Riva. Da questa unione nascono sei figli: Armando, Gemma, Roberto, Gilda, Renato, Loredana e Mario. Il nuovo complesso famigliare viene chiamato Embell Riva. In seguito Roberto si distingue come addestratore di tigri e Mario di elefanti ed animali esotici, mentre Armando si occupa principalmente dell’organizzazione. Quest’ultimo si separa però nei primi anni ‘90 dalla famiglia per creare un proprio piccolo complesso. Pur non riuscendo a raggiungere il successo di complessi come Orfei o Togni, l’Embell Riva, oltre ad esibirsi in tutta Italia, visita frequentemente l’estero, anche in nazioni da poco uscite dall’incubo della guerra civile, come la Jugoslavia. Famiglia Bogino Artisti circensi italiani. Originari del Piemonte, i Bogino si affermano nel mondo della pista attorno agli anni venti, grazie ai fratelli Giuseppe, Emilio e Manlio che presentano un numero acrobatico, scritturato spesso all’estero in Turchia, Grecia, Paesi Balcani e Russia. Giuseppe è anche un valido clown con Cele Bello e tale Corini di Bergamo. Negli anni ‘40 Giuseppe emigra in America scritturato da Ringling, dove il nipote Ugo diviene famoso per il salto di file di elefanti, mentre il figlio Aurelio forma con i famigliari un numero di acrobati icariani con pattini, che è scritturato nelle migliori riviste americane sul ghiaccio. Nel 1958 prendono anche parte a Il Principe del Circo di Michael Kidd con DannyKey. Emilio, rimasto in Europa, è un buon mimo ingaggiato in vari circhi italiani. Sposa Livia Caveagna ed ha tre figli: Anna (1910), Giovanni (1915- 1994) ed Emilio (1924) i quali montano un numero di equilibristi “mano a mano”. Dal 1953 al 1961 i fratelli Emilio e Giovanni conducono un loro circo con alterna fortuna. Poi Emilio viene ingaggiato al Circo Jarz e ne approfitta per montare ai figli Andrea (1953), Paolo (1956) e Franco (1958) un numero di ciclisti acrobatici considerato fra i migliori del proprio tempo e che si esibisce fino alla fine degli anni ‘80 nei maggiori circhi europei (Knie, Krone, Benneweis) oltre che in teatri di varietà, riviste e programmi televisivi. A metà degli anni ‘80 i fratelli Bogino con l’ultimo nato Carlo (1964) gestiscono per qualche tempo un circo in società con Daniele Orfei. Alberto Braglia Acrobata italiano (Modena 23.04.1883 - 05.02.1954). Uno dei più grandi atleti italiani di sempre, tre volte campione olimpionico di ginnastica artistica (Atene 1906, celebrative, Londra 1908, Stoccolma 1912). Inizia a 13 anni il tirocinio nella Società Ginnastica Fratellanza, per passare poi alla Panaro. Dopo i successi sportivi, in ristrettezze economiche, approda al mondo del circo e del music hall, dapprima con un numero ad alto rischio, la Torpedine Umana, poi con uno di acrobazia ispirato a Fortunello e Cirillino - noti personaggi del Corriere dei Piccoli - che esegue con un bambino di ottoanni, certo Seghedoni. Il numero ottiene un buon successo e gli procura vantaggiosi contratti nei circuiti degli Stati Uniti. Tornato nel 1924 in Italia, si dedica all’insegnamento di ginnastica e porta la nazionale italiana al successo delle olimpiadi di Los Angeles del 1932. I bombardamenti del 1944 lo riducono in miseria. Diventa allora bidello destinato alle pulizie in una palestra di Modena che dal 1909 portava il suo nome ed era stata inaugurata da Vittorio Emanuele III. Famiglia Briatore Famiglia italiana di artisti di circo. Il fondatore è Giuseppe, nato a Mondovì nel 1831. Si forma nelle palestre torinesi di ginnastica e nel 1859 sposa una cavallerizza dei D’Angoly. Nel 1869 apre un circo a conduzione famigliare con i primi tre figli: Angelo, Enrico e Giovanni, specializzati prima nei giochi icariani e poi nell’acrobazia equestre. Arrivano altri tre figli: Adele, Pietro e Alessandro e i cinque maschi, “I Fratelli Briatore”, nel 1882 raggiungono la notorietà con il numero dei “Gladiatori a cavallo” che li procura tournée nei maggiori complessi europei. In Spagna Alessandro sposa Emilia, Enrico sposa Maria, entrambe figlie di Vincent Gil Alegria, proprietario del famoso circo spagnolo omonimo. La famiglia si divide e i nipoti si specializzano in diverse discipline, non raggiungendo però mai il livello dei Fratelli Briatore originali. Alessandro (1880 - 1960) nel 1907 forma con il nipote Enrico (1885 -1965), figlio di Giovanni, la coppia di clown Alex e Rico, che fonda la propria estetica sulla brevità delle esibizioni e sulla forte componente acrobatica. Alex è l’augusto e Rico il bianco. la coppia si scioglie, dopo numerosi successi, nel 1945. Enzo Cardona Trapezista italiano (Montesamicino, Spagna, 23.11.1935) Considerato il miglior trapezista italiano del dopoguerra, Enzo Cardona appartiene ad una famiglia di tradizione circense, la madre è una Jarz, il fratello, Sergio, un buon ammaestratore di felini. Si esibisce soprattutto con la troupe composta dalla moglie Silvana Caroli, Corina Tribertis e l’ottimo catcher Oscar Papi. Impone in Europa lo stile italiano grazie soprattutto alla grinta delle sue esibizioni. Tra gli esercizi di maggior successo, il doppio salto mortale in avanti, il doppio “alla cardona” (con le gambe in squadra), e la tripla o quadrupla piroetta al ritorno. Famiglia Caroli Famiglia italiana di artisti di circo. La dinastia dei Caroli risale ai primi anni del 1800 quando il faentino Pietro si dà alla vita nomade aggregandosi ad una compagnia di ginnasti italiani, i Civilotti. Da allora le piste dei circhi di tutto il mondo sono calcate da esponenti di questa stirpe imparentatasi con altre antiche famiglie come i Lizzi, gli Sforzi, i Medini ed altri ancora. Doveroso ricordare Enrico Caroli (1912-1983), considerato uno dei più grandi cavallerizzi di tutti i tempi. Il trio composto con i fratelli Ernesto (1917- 94) e Francesco (1922) si esibisce dall’inizio degli anni trenta nei maggiori circhi europei, riscuotendo ovunque grandi successi. Gli esercizi eseguiti da Enrico sono formidabili: salto mortale dal primo al terzo cavallo, salto mortale in piroetta dal primo al secondo, doppio salto mortale dalle spalle del fratello Ernesto al cavallo che segue. Ma a rimanere impressa è soprattutto l’eleganza un po’ arrogante del suo portamento, mentre in piedi sul cavallo, rivolge al pubblico lo sguardo con un sorriso sornione sulle labbra. Dopo un insuccesso del 1939, nel 1943 il trio di cavallerizzi diventa anche trio di clown col nome Les Francescos, in omaggioall’elegante clown bianco della troupe, per altro ottimo musicista. Enrico crea una maschera personale di augusto, mentre Ernesto interpreta l’ubriaco felice. Il loro ampio repertorio proviene in prevalenza da quello classico dei grandi trii del passato. I clown Les Francescos si ritirano nel 1987,Domenico, figlio di Enrico mantiene viva la tradizione clownesca di famiglia. Ernesto insegna acrobazia equestre in Francia. A metà degli anni ottanta, Francesco viene riscoperto e rivalutato da Bernhard Paul nel circo tedesco Roncalli. Famiglia Casartelli Famiglia italiana di artisti e proprietari di circo risalente alla fine del secolo scorso, quando Piero Casartelli, discendente da una famiglia di nomadi, sposa Albina Fedrigon. Vero capostipite della tradizione circense è però considerato il figlio dei due, Umberto, che sposa Eleonora Rosina Gerardi (30.06.1898) dalla quale ha Yonne (1919), Liliana (1921), Leonida (1924) e Lucina (1931). Alla morte di Umberto (19.12.1933), Rosina scrive una delle più belle pagine della figura femminile del circo italiano. Crea l’Arena Rosa e la porta, a costo di innumerevoli sacrifici, ad una notevole importanza. Successo dell’Arena sono le farse finali, che si suppongono tramandate da teatranti a circensi senza soluzione di continuità. Fondamentale l’incontro con i Togni dai quali apprendono numerose tecniche artistiche e di conduzione del complesso. Nel 1943 Leonida sposa Wally Togni e Yonne, Ferdinando De Rocchi, nipote di Ugo togni. Yonne dà alla luce: Ugo (1942), Zanica (1948), Evelise (1951), Wioris (1958) e Davide (1962). Wally dà alla luce Ghisi (1944), Josette (1948-1997), Eros (1949), Elio (1952), Davio (1957), Liviana (1960). Nel 1945 la conduzione del complesso passa da Rosina a Leonida che, oltre come artista poliedrico (acrobata, clown, domatore), si afferma ben presto come impresario di circo, contribuendo al rafforzamento dell’Ente Nazionale Circhi. Sotto la sua guida i Casartelliformano lo zoo viaggiante più grande d’Italia e adottano un sistema produttivo che li porta a passare l’inverno in Italia e l’estate all’estero presentando produzioni sempre nuove. Fra i circhi diretti da Leonida ricordiamo l’Heros, in società con Enis Togni, e soprattutto il Medrano che debutta a Varese nel 1972 e che consacra definitivamente la famiglia Casartelli - De Rocchi. Nel 1978 muore Leonida lasciando la conduzione degli interessi famigliari al nipote Ugo De Rocchi. La famiglia continua a crescere e le ultime generazioni hanno la possibilità di formarsi all’Accademia del Circo, nata anche grazie all’apporto degli stessi Casartelli - De Rocchi. Si forma così uno dei migliori e meglio nutriti gruppi di base del circo contemporaneo, capace di eseguire al massimo livello i più classici numeri della scuola italiana, oltre che a consolidare l’esperienza dell’ammaestramento di animali. I Casartelli - De Rocchi rilevano il Parco Zoo Safari di Fasano dove possono lasciare a svernare i loro animali. Al Festival di Montecarlo, dopo una prima esperienza del 1987, nel 1996 conquistano il Clown d’Oro con il numero “la festa del cavallo”. Famiglia Chiarini Famiglia italiana di artisti e direttori di circo. Una delle più antiche dinastie dello spettacolo popolare, la cui attività nelle più disparate discipline (cavallerizzi, funamboli, mimi, marionettisti) è testimoniata da numerosi documenti. Appaiono già nel 1580 alla fiera di Saint Laurent. Von Holtei descrive un ramo della famiglia nel suo romanzo Die Vagabonden. Dal 1710appaiono al Theatre des Funambles. Alla fine del 1700 si distingue la cavallerizza Angelica, mentre nella seconda metà del secolo scorso diviene celebre Giuseppe (1823 - 1897) per le sue avventurose tournèe in tutto il mondo. Oltre all’Europa, visita America, Sud America, Australia, Nuova Zelanda, India, Indonesia, Giava e Sud Africa segnalandosi come importante punto di riferimento per i direttori dei circhi italiani del ‘900. Giacomo Cireni Clown italiano noto nei primi decenni del Novecento Figlio di un fantino, Abelardo, viene consegnato all’età di otto anni nelle mani di Francesco Pulaiot, proprietario di un piccolo circo che in quattro anni gli trasmette le tecniche di base dell’acrobazia equestre ed aerea. Lavora al Circo Travaglia e al Circo Toscano di Augusto Frediani. Comincia ad esercitarsi come clown. Emigra a San Pietroburgo e viene scritturato nel circo di Scipione Ciniselli, dove definisce la propria maschera: trucco leggerissimo,un piccolo berretto circolare, giacca e pantaloni di qualche misura più larghi, camicia bianca, cravattina a fiocco e scarpe smisurate. In Russia ottiene un grande successo, diviene amico del poeta Aleksandr Ivanovic Kuprin e consulente clown di Leonid Nikolaevic Andreev per L’uomoche prende gli schiaffi. E’ spesso invitato dallo Zar per divertire il figlioAlessio, malato di emofilia. Allo scoppio della rivoluzione, nonostante le amicizie altolocate, gli vengono confiscati tutti i beni. Riesce a scappare in America, dove si industria come controfigura in alcuni film comici. Torna in Europa e si esibisce da Beketow e da Krone. E’ ammirato da numerose personalità dello spettacolo del suo tempo, fra le quali Tatiana Pavlova che scrive la presentazione del libro di memorie che gli viene dedicato da Franco Bernini nel 1929. Famiglia Colombaioni Dinastia italiana di clowns. Attualmente alla quarta generazione, i Colombaioni sono i primi circensi italiani ad aver successo nel mercato teatrale. Negli anni '70 Carlo ed il cognato Alberto Vitali danno vita al Duo Colombaioni, un recital di successo in tutto il mondo. Sul loro esempio, e con un simile repertorio, ha fortuna anche il duo di Romano e Alfredo. I quali vengono spesso chiamati per film o spettacoli di lirica, prosa e circo in tutto il mondo. Sono stati particolarmente richiesti e apprezzati da Federico Fellini e Dario Fo. In campo circense, il più celebre dei Colombaioni è il clown Nani (fratello di Carlo) negli anni '50 e '60. Attualmente un'"arena" dei Colombaioni è ancora attiva nel Lazio diretta da Leris. E' considerata l'ultima compagnia esistente specializzata nel repertorio delle "farse". Allievi diretti della tradizione Colombaioni sono negli anni '90 i clowns Giovanni Huesca ("Fumagalli") e Corrado Togni al Florilegio. Famiglia Cristiani Dinastia circense italiana. Di essi si distingono tra gli anni '30 e '50 i figli di Ernesto Cristiani, eccellenti acrobati e cavallerizzi di rinomanza mondiale. Proprietari in origine di un piccolo circo italiano, Ernesto e i 5 figli sono scritturati al Cirque Medrano di Parigi nel 1934 come acrobati a cavallo. Si distinguono Belmonte e soprattutto Lucio, ritenuto fra i migliori acrobati equestri di tutti i tempi, passato alla storia il salto mortale dal primo al terzo cavallo al trotto. I Cristiani sono anche eccellenti acrobati alle "bascule". Nel 1935 giungono negli USA esibendosi per anni nei maggiori circhi. Sempre più numerosi, si associano a vari circhi statunitensi, fino ad aprire il Cristiani Bros. Circus, uno dei più grandi degli anni '50, tra i primi a spostarsi con autoarticolati, con un tendone di tremila posti e un grande zoo al seguito. Il circo chiude nel 1961. Gli eredi Cristiani lavorano ancora in vari circhi degli USA, e il ramo originario italiano ha numerosi eredi nei circhi europei. Dario e Bario Nome d’arte di Dario e Manrico Meschi (1880 - 1962, 1881 - 1974), clown italiani. Il primo a intraprendere la professione è Dario, che nel 1895 forma una coppia con tale Gozzini e debutta come clown musicale nel Teatro Goldoni di Livorno, sua città natale. In seguito emigra in Francia dove trova lavoro come generico nel circo dei Fratelli Leonard. Comincia ad acquisire una certa notorietà dopo l’incontro con il partner Pierre Périer con il quale è ingaggiato, nel 1900, al Medrano di Parigi. In seguito forma un duo con Leonardo Ceratto per una tournée in Sudamerica. Nel 1902, al ritorno in Europa chiama Bario con lui per un breve ingaggio in Turchia, dopo il quale si separano. Dario prova ad aprire un piccolo circo ma senza buon esito, poi, nelle stagioni 1908 - 1910 si riaccompagna a Ceratto per un ingaggio con gli impresari Gatti e Manetti. Dopo la prima guerra mondiale, Bario fa coppia con Leandre per due anni di contratto al Medrano. In seguito cambia vari compagni e forma persino un trio, formazione abbastanza insolita per quei tempi, lanciata dai Fratellini. E’ nel 1919 che il sodalizio di Dario e Bario acquista forma definitiva, così come lo stile della loro comicità: Dario è un bianco con costumi bellissimi ed il sopracciglio destro truccato con un sogghigno quasi satanico, Bario l’augusto ubriaco, un po’ rozzo ma dalla comicità efficace. Le loro entrate comiche sono lunghe e ben costruite. Fra queste Ape dammi il miele viene ripresa da numerosissimi emuli. Con ilnome di “Dario, Bario e compagnia”, la formazione si allarga, dapprima formando trii con vari compagni fra i quali Coco e Rhum, poi inserendo nel numero il figlio di Dario, Willy, e quelli di Bario, Nello, Freddy e Tosca, fatto che forse toglie qualcosa alla qualità delle esibizioni. Dopo la guerra ed il ritiro di Dario e Bario Willy si associa con Pipo, mentre Nello, Freddy e Tosca diventano danzatori eccentrici. Cipriana Folco - Portner Cavallerizza italiana (1931) Proviene, da parte di madre, da una vasta famiglia italiana di circo il cui capostipite è Erminio (1869 - 1953) e i cui componenti la terza generazione, Erminio (1927), Alberto (1931), Luigi (1935-1998), Enrico (1940) e Amedeo (1942), si sono distinti nelle più varie discipline, dall’acrobatica a terra a quella equestre, dalla clownerie, all’ammaestramento di animali. Nata a Cipro, quando la famiglia era ingaggiata dai Konyot, Cipriana a nove anni è già in possesso delle tecniche di base di danza ed acrobatica, ed inizia il lavoro sul cavallo. Ben presto realizza un passo a due, con il fratello ed il cognato vestiti da arlecchini, che riscuote molto successo ed è scritturato dai principali circhi d’Europa. E’ l’unica donna del suo tempo in grado di eseguire il salto mortale a cavallo. La sua grazia e la sua eleganza recuperano la classica figura della ballerina a cavallo, che aveva ispirato pittori e poeti della belle epoque. Appare nel film Trapezio (1956, Carol Reed).I Fratellini Dinastia italiana di clowns. Dei numerosi Fratellini si ricorda soprattutto il trio formato da Francesco, Alberto e Paul, attivo a Parigi, prima al Cirque d'Hiver poi al Medrano, e saltuariamente in tournèes internazionali. I Fratellini, che vengono considerati i fondatori del trio clownesco moderno, si distingono per la definizione originale dei personaggi, l'abilità recitativa notevole e un ricchissimo repertorio farsesco, rinnovato in certi casi ogni settimana, con fervida immaginazione nell'invenzione di storie, accessori, costumi e trovate comiche. Idolatrati dalle masse come dai critici,sono applauditi dalle maggiori personalità politiche e artistiche del mondo. Insegnano al Vieux Colombier di Jacques Coupeau, si esibiscono alla Comedie Francaise e per essi Jean Cocteau e Darius Milhaud compongono Le Beuf sur le Toit. Di una certanotorietà sono anche i tre Fratellini-Colombo, contemporanei e cugini del più celebre trio, nel circuito internazionale del circo e del music hall. Nelle generazioni successive dei F. sono applauditi negli anni '50 e '60 i cascatori Fratellini - Craddocks (figli di Francois), con il clown Baba; negli anni '80 e '90 il figlio di quest'ultimo, Tino (1947-1993). Famiglia Frediani Artisti di circo italiani. Il capostipite Augusto (Firenze 1846) formatosi con Tramagnini, già maestro dei Fratellini, crea un proprio piccolo complesso, il Circo Toscano. Sposa Emilia Iacopinni dalla quale ha Guglielmo “Willy” (Firenze, 03.02.1871 - Barcellona 24.01.1947) e Aristodemo “Beby” (Bielefeld, 1880 - Castres, marzo 1958). I due fratelli, con un allievo, Renè, formano un trio di acrobati equestri fra i migliori d’inizio secolo. Nel 1900, al Noveau Cirque di Parigi, eseguono per la prima volta al mondo la colonna di tre uomini su di un solo cavallo. Altro esercizio inedito, il salto mortale dalle spalle di un atleta in piedi su di un cavallo a quelle di un altro atleta in piedi su di un cavallo che segue. Nel 1908 sono ingaggiati in America al Barnum & Bailey con il compenso di 500 dollari alla settimana. In seguito, Zizine, figlio di Guglielmo, rimpiazza René. Nel 1915 si stabiliscono in Catalogna dove si imparentano con altre famiglie circensi del posto. Dopo avere per anni studiato i clown negli spettacoli in cui si esibiva, Aristodemo passa alla clownerie, formando un duo con il già celebre Antonet. Sue doti principali la mimica facciale e la capacità di dicitore. La coppia si scioglie nel 1933. Gatti e Manetti Impresa italiana circense Giuseppe Gatti sposa una Guillaume ed acquisisce il diritto all’utilizzo del nome. Carlo Manetti per un certo periodo conduce il Circo Fiorentino. Assieme formano una società molto attiva nei primi anni del novecento che, utilizzando diverse insegne, si esibisce in prevalenza nei circuiti teatrali presentando buoni numeri equestri e qualche artista d’eccezione, come Enrico Rastelli. Antonio Giarola Regista ed impresario di circo italiano (Legnago 1957) Ha il merito di aver diffuso per primo in Italia e poi propagato la mentalità europea del circo di regia. Dopo una formazione al DAMS, nel 1984 crea con lo spettacolo Clown’s Circus il primo esempio italiano di regia edrammaturgia applicate al circo tradizionale, come già avveniva da oltre un decennio in tutta Europa. Tale esperienza, seppur limitata al nord dell’Italia per un solo anno, suscita l’interesse della famiglia di Darix Togni che chiede all’artista veronese un nuovo approccio artistico, valorizzando considerevolmente il tipo di lavoro e fissando le basi per la creazione del celebre successo europeo Florilegio. Nel 1988 Antonio Giarola è cofondatore dell’Accademia del Circo. Nel 1991 e fino al 1994 crea a Verona il Festival Internazionale del Circo Città di Verona, la prima rassegna italiana a far confluire nel nostro paese specialisti ed artisti dai cinque continenti con un concreto riconoscimento internazionale. Nel 1994 crea con Ambra Orfei lo spettacolo Antico Circo Orfei - Omaggio a Federico. Dal 2003 è direttore delCEDAC, Centro di Documentazione delle Arti Circensi che ha sede a Verona. Famiglia Guillaume Artisti e proprietari di circo francesi Il capostipite è Francesco Luigi, che con l’aiuto della moglie Maddalena e del figlio Luigi II, nella seconda metà dell’’800 dirige il Circo Olimpico, complesso di tutto rispetto, specializzato nelle grandi pantomime. Altri Guillaume dirigono proprie compagnie ginnico - acrobatiche che girano per tutta Italia. Un nipote, Onorato, sposa Itala Truzzi che gli dà Ferdinando e Natalino, impegnati dall’inizio del ‘900 come attori comici cinematografici. Natalino acquista una certa notorietà coi nomignoli Tontolini e Polidor. Gli impresari Gatti e Manetti, in società con alcuni dei discendenti della dinastia, presentano un Circo Guillaume che effettua tournée in Italia dal 1901 al 1908 e poi ancora nel 1917. Fra i Guillaume si distingue Cesare, detto Antonet, primogenito di Natale (figlio di Luigi II), buon cavallerizzo e acrobata, nel 1855 debutta come clown augusto nel circo di Vicente Gil Alegria, con delle satire sul colera scoppiato in Spagna. Forma col fratello Umberto (1872), detto Bebè, una coppia comica che dura fino agli inizi della prima guerra mondiale. Nel 1920 prende come spalla Tonino Aragon, di una celebre dinastia di clown spagnoli attiva ancora oggi. Si sposa con Pilar Jarque e fa coppia con il fratello Antonio, "Tonitoff". Diventa clown bianco associandosi a Little Walter. A Buenos Aires conosce Grock con il quale forma una delle migliori coppie di clown del secolo. Nel 1918 cambia di nuovo partner per associarsi a Beby Frediani con il quale costituisce un sodalizio artistico fino al termine della carriera. Famiglia Jarz Trapezisti e proprietari di circo italiani. Il capostipite è Giuseppe che alla fine del 1800 scappa di casa e viene ingaggiato come inserviente al circo Zavatta ed in seguito in quello di Aristide Togni, dove decide di intraprendere la carriera di artista. Dal matrimonio con Cesira ha otto figli: Miro, Mizzi, Nando, Gino, Walter, Anita, Attilio, Emilio. Gli Jarz dirigono per un certo periodo un proprio valido complesso, poi mettono a frutto le tecniche del trapezio volante apprese dai Togni. In questa disciplina, per tutti gli anni ‘70, sono fra i massimi esponenti europei. Mizzi è la madre di Enzo Cardona mentre Attilio il padre di Roberto, ottimo catcher, e Ketty, l’unica donna italiana ad avere mai eseguito il triplo salto mortale. Si distinguono anche Luciano e Ronny. David Larible Clown italiano (1957). Fa parte della settima generazione di una famiglia di tradizione circense imparentata con i Travaglia. In pista sin da giovanissimo, si esibisce nelle discipline più diverse ottenendo una formazione enciclopedica. La famiglia è ingaggiata nei principali circhi italiani (Casartelli - De Rocchi, Darix Togni, Cesare Togni) ed europei (Nock, Bouglione, Krone, Tower Circus e Teatro Carré). In Sud America è da Tihany, Atayde e Fuentes. Dal 1986 al 1988 è ospite fisso del programma della televisione tedesca Sterne in der Manege.Acquisisce così un bagaglio di esperienze davvero impressionante che contribuisce ad impreziosire ulteriormente le sue naturali capacità. Sposa la trapezista messicana America Jimenez. Da Krone, fra i più importanti circhi tedeschi, dove è ingaggiata la famiglia, gli viene offerta la possibilità di intrattenere il pubblico all’ingresso, prima dello spettacolo. Ha così modo di osservare da vicino due dei più grandi clowns del secolo, Charlie Rivel e Oleg Popov. Negli stessi anni definisce il proprio personaggio, un augusto classico con un vestito grigio semplice, in contrasto con l’allegria che esprime, un cappello alla Jackie Coogan de Il Monello, un trucco leggero edil classico naso rosso. Si concentra prevalentemente su delle riprese corte ed originali, sempre diverse, da effettuarsi fra un numero e l’altro dello spettacolo. Nel 1988 è chiamato dal Principe Ranieri al Festival di Montecarlo, dove vince a sorpresa un Clown d’Argento. Dopo due anni partecipa ancora al Festival ma fuori concorso. In Sud America, al circo Atayde, ha la possibilità di misurarsi con il pubblico dei grandi palazzi dello sport di una capienza superiore agli 8.000 posti. Kenneth Feld lo vede e lo ingaggia come primo clown della storia di Ringling Bros. and Barnum & Bailey ad apparire come star della pista centrale. Da Ringling, dove viene chiamato “Il clown dei clowns”, il processo produttivo impone un rinnovamento continuo dei propri numeri clowneschi. David cambia così il proprio approccio alla creazione, attingendo dal repertorio classico al quale, alla maniera della commedia dell’arte, apporta decisive innovazioni personalizzando o stravolgendo canovacci preesistenti. La pluriennale esperienza di trapezista, pattinatore, giocoliere, ballerino, acrobata a cavallo ed altro ancora, lo dota di una struttura fisica massiccia ed agile al tempo stesso che egli comanda a piacimento arricchendo le sue riprese di un potenziale mimico enorme. Il successo in tutti gli Stati Uniti, dove il pubblico è multietnico, dimostra l’universalità della sua comicità. Dal 1996 approda al palcoscenico con uno “one-man-show” dal titolo Scusi vuol partecipare? chesi esibisce in varie rassegne teatrali. Lo spettacolo è la messa in scena fluida e coordinata dei suoi migliori numeri. Il titolo la dice lunga sul tipo di sviluppo dato allo spettacolo, basato infatti principalmente sull’interazione fra pubblico e artista, suo modus operandi prediletto. Nel 1999 torna al Festival di Monte Carlo per conquistare, questa volta, il Clown d’Oro. Famiglia Larible Artisti italiani di circo Il capostipite Carlo Larible nel secolo scorso sposa Giulia Travaglia. che gli dà quattro figli: Carlo jr, Bianca, Pietro e Aida. Dall’unione di Carlo con Bianca Bobba nascono Tea, Benito, Elsa, Aly e Adelina che formano il nucleo portante della Troupe Larible di acrobati alla bascula. Piero sposa Irene Bizzarro che gli dà Eugenio, Enzo, Marisa, Silvana e Sergio che formano una buona troupe di giocolieri. Ma il numero per i quali i Larible acquistano una certa notorietà è quello del doppio trapezio washington eseguito da Eugenio ed Enzo ingaggiato nei maggiori circhi italiani ed europei degli anni ‘50-’60. Nel 1955 Eugenio sposa Lucina Casartelli che gli dà David, Eliana (1961), Cinzia (1963) e Vivienne (1967). La famiglia continua ad eseguire numeri di vario genere con grande successo. Eliana sposa Bernhard Paul, direttore del Roncalli. Vivienne diventa un’ottima artista al trapezio washington, scritturata quattro anni da RBBB. Eugenio Larible diventa istruttore all’Accademia del Circo. Enzo sposa Danila Togni dalla quale ha Kathleen (1970) e Samantha (1974) ottime verticaliste, giovani vincitrici del concorso del programma televisivo Fantastico.Famiglia Medini Artisti e proprietari di circo italiani I Medini sono una delle famiglie circensi italiane più ramificate già dall’inizio del secolo. E fra le più prolifiche, basti ricordare che uno dei più folti rami italiani è quello di Bernardo Medini e Adalgisa Caroli (di un’altra numerosa famiglia circense) i quali, a cavallo delle due guerre, mettono al mondo 21 figli. In questo secolo si distinguono comunque l’equilibrista alla “scala libera” Mario, il trio di acrobatica a terra del fratello Carlo con le sorelle Yole e Nerina. Il giocoliere Italo, uno fra i più convincenti emuli di Rastelli, capace di virtuosismi tecnici di livello eccelso. Renato, ammaestratore di cavalli e acrobata, che nel 1946 sposa Hellen Swoboda Medrano. Il trio di clown composto da Franco (poi uno dei più importanti agenti d’Europa), Carlo e l’augusto Joe Little Walter. Da altri rami della famiglia emergono i giocolieri Medifreds (Alfredo, Luigi, Rodolfo, con Lucia e Virginia), impegnati nella tipologia classica delle troupe di giocolieri acrobatici in voga negli anni ‘50 e ‘60. I figli di Rodolfo e Lucia, Roberto ed Enrico diventano pattinatori acrobatici solisti nella rivista sul ghiaccio Holiday on Ice. I componenti di un altro numeroso ramo dei Medini rimasto in Italia apre il Circo Città di Milano che visita soprattutto la Lombardia con risultati alterni. Famiglia Nicolodi Artisti di circo italiani. Capostipite è Giuseppe, appassionato ginnasta della provincia di Trento che sposa un’artista di tradizione, Francesca Macagi. I figli Lucio ed Ivano cominciano la carriera di acrobati a terra. Nei primi anni cinquanta formano un numero di acrobatica in banchina con i cugini Macagi, che eseguono in importanti circhi italiani. Nel 1960 si dividono e il numero formato da Lucio, Ivano, Itala, Gabriella e Concetta comincia ad essere scritturato nei maggiori circhi d’Europa e nelle riviste americane. Nel 1979 vincono il Clown d’Argento al Festival di Montecarlo. Lucio si ritira per dedicarsi all’insegnamento a Parigi alla Scuola di Annie Fratellini, all’Accademia del Circo italiana, dove il figlio Glen si forma come solista, infine al Big Apple Circus di New York. Il numero della nuova generazione, formato da Alex, Willer e Ben Hur, ottiene un ingaggio record di 11 anni al Moulin Rouge di Parigi. Il trio Nicolodi si scioglie nel 1996. Willer debutta come ventriloquo. Alex diventa consigliere artistico di importanti manifestazioni. Walter Nones Artista ed impresario circense italiano (Sedico,18.06.1934) Il padre, Giuseppe, un ginnasta di Trento, la madre, Adele Medini, di un’antica famiglia di tradizione, Walter Nones si distingue negli anni ‘50 e ‘60 con il trio acrobatico presentato con i fratelli Guglielmo (08.03.1937- 18.03.1998) e Loredana (12.04.1942), con il quale viene ingaggiato, fra l’altro, al Circo Palmiri e nella rivista OK Fortuna, con Vanda Osiris,Raimondo Vianello e Gino Bramieri. Nella primavera del 1959 prende parte alla trasmissione televisiva Il Mattatore, con Vittorio Gassman, realizzataall’interno del circo di Orlando Orfei, dove conosce Moira Orfei che sposerà nel 1963, per fondare l’omonimo circo. Diventa un valido addestratore di belve e si distingue per l’intensa attività imprenditoriale. Nel 1969 presenta il Circo sul Ghiaccio. Negli anni ‘80 è poi fautore della diffusione dello spettacolo dal vivo come aggregatore di popoli: organizza le tournée italiane del Circo di Mosca (1982, 1987, 1991), del Circo Cinese (1989, 1992) e di altri spettacoli non circensi come Holiday on Ice (dal 1984) e il coro dell’Armata Rossa (i componenti di questo gruppo di canti e danze sovietiche, sono i primi militari sovietici della storia ad entrare nello Stato Pontificio, ricevuti da Paolo Giovanni II, nel 1987). Da sottolineare che, con le tournée del Circo di Mosca e quella del Circo Nazionale Cinese, effettuata in collaborazione con André Heller, Walter Nones è fra i primi a importare in Italia la tendenza del “circo di regia”, una concezione artistica che cerca di dare allo spettacolo uno stile unitario, dando eguale importanza al virtuosismo dell’artista, alla scelta delle musiche, dei costumi e delle luci. Nel 1987 il numero di tigri ammaestrate da lui creato, ma presentato dal fratello Massimiliano, conquista al Festival di Montecarlo, il primo Clown d’Oro per l’Italia. Da tempo consigliere dell’Ente Nazionale Circhi, in questa veste, assieme agli altri componenti del Consiglio Direttivo e al Presidente Egidio Palmiri, fonda nel 1988 l’Accademia del Circo, primo istituto italiano di formazione professionale circense. Molto attivo dal 1989 nel campo delle produzioni televisive a tema circense, nel 1993 fonda il Gran Premio Internazionale del Circo, manifestazione annuale svolta in Italia che raccoglie e premia artisti circensi provenienti da tutto il mondo. Famiglia Orfei Artisti e proprietari di circo italiani Recenti studi sembrano attestare che il nome Orfei appare nell’ambito delle compagnie teatrali itineranti, eredi della Commedia dell’Arte, già da prima del 1820. E’ però questa data ad essere indicata come quella di nascita della dinastia, visto che segna la nascita del capostipite Paolo, il quale lascia la vocazione religiosa (era sacerdote a Massalombarda) per tentare la carriera del saltimbanco. Da Pasqua Massari (n.1834 ad Argenta, Ferrara) ha Ferdinando, suonatore di tromba, il quale crea il primo modesto circo Orfei che, nella consuetudine dei saltimbanchi dell’epoca, presenta spettacoli basati su commedie e acrobazia. Ferdinando sposa Maria Torri che gli dà sei figli: Enrico, Orfeo, Vittoria, Paolo, Giovanna e Cecilia. E’ Orfeo ad aprire il secolo della famiglia dirigendo, negli anni ‘30, il Circo Orfeo Orfei, che passa poi sotto il figlio Nandino. E’ però da Paolo (detto “Paolino”) che discende in linea diretta l’attuale attività circense del casato. Paolo sposa Ersilia Rizzoli (“cantatrice” e comica, sorella del burattinaio Aldo Rizzoli) che gli dà cinque figli, quasi tutti importanti nell’affermazione del nome: Riccardo “Bigolon” (1908 - 1942), comico saltatore e suonatore, padre di Miranda (vero nome di Moira), di Paolo II e Mauro; Paride “Pippo” (1909 - 1956), clown e saltatore, padre di Ferdinando (Nando), Liana e Rinaldo; Miranda (1913 - 1988), madre di Massimo Manfredini e Daniele Orfei, avuto in secondo matrimonio; Irma (1916), funambola che si ritira dal circo a seguito del matrimonio; ed Orlando, il più celebre della sua generazione, colui che, attorno agli anni ‘50, afferma definitivamente la casata con il Circo Nazionale Orfei, diretto inizialmente assieme a Miranda e Paride. Nel 1968, quando Orlando parte per il Brasile, il complesso prende il nome di Miranda Orfei e viene diretto da Massimo Manfredini (1929) e Daniele Orfei (1950). Ma dagli anni ‘60 in poi, sono i complessi di Moira e quelli di Liana, Nando e Rinaldo a mantenere alto il nome della famiglia. Negli anni ‘80 nasce poi il deleterio fenomeno dei “finti orfei” o “orfeini”. Si tratta di parenti alla lontana, omonimi o addirittura persone che cambiano il cognome all’estero dove ciò è concesso e lo “affittano” a complessi circensi di bassa categoria che riescono così a millantare un credito che in realtà non hanno. Questo fenomeno crea non pochi problemi al settore: il pubblico si reca al circo convinto di assistere ad uno spettacolo di un certo livello e viene invece deluso, distaccandosi non solo dal nome Orfei, ma dal circo in generale. A nulla valgono gli appelli in tribunale della famiglia Orfei. Pare che le normative vigenti non siano in grado di tutelare i marchi circensi. Liana Orfei Artista e direttrice di circo italiana (San Giovanni in Persiceto (BO), 06.01.1937) Figlia di Paride “Pippo” e di Alba Furini, esordisce giovanissima come clown, con il personaggio di Lacrima che porta avanti nel tempo. A quattro anni una grave malattia la allontana dalla pista fino all’ottavo anno di età. In seguito diventa buona generica. Nel 1954 si sposa giovanissima con Angelo Piccinelli (03.11.1921) uno dei più grandi giocolieri dell’epoca, scritturato ovunque, con il quale ha modo di girare il mondo e percepire le novità in arrivo dall’Europa. Il matrimonio con Piccinelli è messo in crisi dalla carriera cinematografica di Liana che gira una cinquantina di pellicole, fra le quali molta commedia all’italiana ma anche alcuni film d’impegno con registi come Orson Welles, Dino Risi, Antonio Pietrangeli e Mario Monicelli. Intraprende anche la carriera teatrale lavorando con la compagnia di Eduardo De Filippo ed in seguito con Emma Gramatica. Nel 1960 si separa dallo zio Orlando e crea un circo in socetà con i fratelli Nando e Rinaldo. Il complesso si distingue per le colossali produzioni. Nel 1969 il Circo a tre Piste. Nel 1970 Circorama con un grande schermo per delle “stereocineanimazioni”. Nel1973 il Circo delle Mille e una Notte, da un’idea di Fellini, con le coreografiedi Gino Landi, e i costumi di Danilo Donati (già Oscar nel 1967 per La bisbetica domata di Franco Zeffirelli). Nel 1976 il Circo delle Amazzoni,composto di sole donne. Parallelamente Liana è spesso impegnata in spettacoli teatrali come il Liana Orfei Show (regia di Gino Landi, 1978) Ma anche nella metodologia di marketing sono segnati passi importanti attraverso un moderno impatto con i media, e delle accurate strategie pubblicitarie. Nel 1975 Liana sposa Paolo Pristipino un funzionario di Banca di Roma che diventerà suo compagno di tutte le future iniziative. Alla fine degli anni ‘70 comincia però una crisi diffusa del settore circense che porta, nel 1977, all’ulteriore divisione da Rinaldo. Dopo aver importato nel 1982, per la prima e unica volta in Italia il Circo della Corea del Nord, nel 1984 avviene la definitiva scissione con Nando. Nello stesso anno, Liana e il marito Pristipino, fondano il Golden Circus, una rassegna di artisti internazionali che si tiene a Roma nel periodo natalizio. Moira Orfei Nome d’arte di Miranda Orfei, artista e proprietaria di circo italiana (Codroipo, Udine, 1931) La più conosciuta fra gli artisti di circo italiani e praticamente l’unica in grado di reggere il confronto, in quanto ad indice di popolarità, con personaggi di altre e più frequentate forme di spettacolo. La fama di Moira Orfei si coagula fin dagli anni ‘60 grazie all’occorrere di diverse circostanze: la partecipazione a film di buon successo commerciale, le numerosissime apparizioni a programmi televisivi di primaria importanza, i milioni e milioni di manifesti riproducenti il suo volto sorridente affissi in tutta Italia. E soprattutto il suo essere un personaggio con delle caratteristiche precise, sempre uguali; siano esse esteriori, come la pettinatura, il trucco, i vestiti; sia interiori, come l’amore per il marito, la famiglia ed il lavoro. Caratteristiche, quelle citate, ripetute all’infinito, senza sbavature, con la costanza di mantenere uguali certi punti di riferimento negli anni, con la forza di un marchio. Nata in un carrozzone a Codroipo nel piccolo circo del padre Riccardo, alla sua morte viene accolta nel circo dello zio Orlando. A sei anni è già buona generica. Negli anni ‘60 intraprende la carriera cinematografica che la porterà ad apparire in una cinquantina di film. Nel 1961 sposa Walter Nones, conosciuto in Kuwait nel 1959. Nel 1962 Moira e Walter intraprendono una poco fortunata società con le sorelle “Medrano” ma è nel 1963 che arriva il vero successo con l’inaugurazione del “Circo di Moira Orfei”. Oltre a presentare da sempre spettacoli di altissimo livello, il complesso segna alcune tappe importanti nella storia del circo italiano, passando dall’estetica della grande attrazione dei primi anni ‘70 (come “l’uomo proiettile”), al colossale Circo sul Ghiaccio (con due piste, una ghiacciata ed una tradizionale, ispirato alle sfarzose riviste americane e considerato dalla critica uno dei migliori spettacoli circensi italiani del dopo guerra); dallo spettacolo a rivista con Alighiero Noschese (Follie sul Ghiaccio, 1974) alla scelta di attingere adartisti dell’enorme serbatoio sovietico negli anni ‘80 con Moira più Mosca. Perarrivare infine alla produzione odierna, particolarmente attenta al ritmo, all’eleganza e all’organicità dello spettacolo. Dal 1975, sotto diverse insegne, il complesso comincia ad effettuare numerose tournée all’estero. Da ricordare quella del 1977 in Iran, quando il circo rimane bloccato con 100 artisti e 50 animali in seguito all’insurrezione popolare. Viene mobilitato il Ministero degli Esteri che fa inviare la storica Achille Lauro a recuperare personale, animali ed attrezzature. Importante primato del complesso di Moira Orfei è quello di essere stato il primo circo italiano a conquistare, nel 1987, un Clown d’Oro al Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, con un numero di 12 tigri, progettato e prodotto da Walter Nones con l’ammaestratore olandese Jean Michon, e presentato nel principato di Monaco dal fratello più giovane Massimiliano Nones. Del 1989 un altro importante riconoscimento, un Clown d’Argento per il numero di animali esotici e per l’alta scuola d’equitazione presentati dai figli di Moira e Walter: Stefano e Lara Orfei Nones. Questi ultimi sono considerati fra i più completi artisti di circo italiani della nuova generazione. Grazie all’aiuto di esperti maestri hanno acquisito una buona conoscenza di numerose discipline circensi, arrivando in alcuni casi a padroneggiarle del tutto. Entrambi si dedicano inoltre, con sempre crescente attenzione, alla concezione dello spettacolo, impiegando gran parte del loro tempo a provare nuovi numeri o a raffinare quelli già presentati. Orlando Orfei Artista e direttore di circo italiano (Riva del Garda, 08.07.1920) Figlio di Paolino Orfei ed Ersilia Rizzoli, a lui in primo luogo sono dovuti la fama ed il successo del nome Orfei ed in parte il rinnovamento del circo italiano degli anni ‘60. Seppur privo di grosse qualità tecniche, Orlando è dotato di un’enorme comunicativa che gli serve in pista e fuori, nel contatto con le istituzioni. Dopo la seconda guerra mondiale Orlando inizia la propria carriera di direttore di circo cucendo assieme brandelli dei teloni cerati di mezzi belligeranti americani. Dopo i primi timidi successi acquista un piccolo vero tendone e debutta a Modena (zona da allora prescelta dagli Orfei per importanti debutti). Prende il nome di Circo Nazionale Orfei dei fratelli Orlando e Paride (quest’ultimo muore nel 1956, in pista, suonando la tromba). La crescita del complesso è inarrestabile e con essa l’ingaggio di buoni artisti e l’acquisto di sempre nuovi animali. Attorno alla metà degli anni ‘50 inizia la sua carriera di ammaestratore di belve che lo renderà celeberrimo, segnalandolo per l’uso dello stile “in dolcezza” e per il suo innato carisma di uomo di spettacolo. Nel proprio circo esibisce l’acerba bellezza delle giovanissime Moira e Liana (chiamate sorelle Orfei, seppure solo cugine). Orlando prende parte a numerosi film, come attore o figurante, ed è ospite delle prime importanti trasmissioni televisive. Ormai famosissimo, imposta il proprio spettacolo in maniera insolita per il tempo con molte concessioni alla grande rivista: fontane danzanti, parate, coreografie. Estetica questa che rimane poi nel DNA di tutti i grandi Orfei. Nel 1964 inizia a presentare un numero di iene ammaestrate che gi dona una rinnovata notorietà. E’ anche il circense che per primo avvicina il circo alle istituzioni. Nel 1958 Papa Giovanni XXIII incontra per la prima volta degli artisti circensi in Vaticano. Orlando, nominato presidente dell’Ente Nazionale Circhi, riesce anche a sensibilizzare la classe politica del tempo. Nel 1968 si trasferisce in Brasile dove fonda con i propri figli Alberto, Viviana, Mario e Maurizia, il Circo Nazionale Italiano e dove gestisce un grande parco di divertimenti. Nel 1978 fa una breve rentrée come ammaestratore al Circo del nipote Nando Orfei. Famiglia Palmiri Famiglia di artisti e proprietari di circo italiani. Capostipite è Angelo Palmiri (Brescia, 22.03.1875-18.03.1949) che abbandona gli studi religiosi per seguire una compagnia di attori girovaghi. Sposa Albina Ferrua (04.04.1882-19.09.1970). Incontrati i coniugi Melzi, si stacca dagli attori fondando il circo Palmiri, piccolo complesso che presenta uno spettacolo di duetti cantati, pose plastiche e farse. Nascono Giovanni (07.06.1906-30.06.1949); Eleonora (12.02.1907 - 04.06.1990); Evelina (23.09.1909 - 14.10.1918); Ines (23.03.1916); Savina (29.06.1918) ed Egidio (28.07.1923). Apprendono le acrobazie aeree che li renderanno famosi e le aggiungono ai propri spettacoli. Attorno agli anni venti si forma il Circo Olimpico che comincia a dare una certa notorietà alla famiglia. A primeggiare è ancora il capostipite, bravissimo clown con il nomignolo “Fiacca”. Poi Giovanni si afferma per il suo coraggio e per l’inventiva che applica nella creazione di nuove attrazioni o nel miglioramento di quelle esistenti. Si specializza nei numeri da brivido eseguiti a grande altezza. Inventa e fa costruire attrezzi come la moto della morte e l’aerolite, un derivato della “bilancia”, tutti atti ad eseguire spericolate acrobazie aeree. Agli inizi degli anni trenta i Palmiri fondano l’Arena Azzurra nella quale propongono i loro numeri aerei ad altezze davvero notevoli. Sono notati da impresari stranieri e dal 1938 vengono ingaggiati nei maggiori circhi europei del tempo, Amar, Barum, Bouglione, Busch, Hagenbeck, Krone, Rancy, Schumann oltre al circo stabile Carré, dove avviene la prima seria caduta dall’areolite che lascia Egidio con i polsi anchilosati. Da allora sono spesso vittime di incidenti di una certa gravità (in una caduta Giovanni riporta 42 fratture) che però non ne fermano la determinazione. Nel 1945 rientrano in Italia e sono ingaggiati dai fratelli Togni. Poi si rimettono in proprio e costituiscono la più grande arena mai esistita, chiamata Original Palmiri, una struttura molto complessa con al centro una pertica oscillante che supera i 60 metri di altezza. Nel 1947 Giovanni acquisisce fama internazionale per la spettacolare evoluzione ad un trapezio fissato alla carlinga di un piccolo biplano da turismo che, in volo sopra piazza del Duomo di Milano, gli permette di mantenere un voto fatto durante la guerra in germania: se avesse riportato la famiglia salva in patria, avrebbe portato dei fiori alla Madonnina, dal cielo. Una delle maggiori attrazioni di Giovanni resta quella dei centauri, un esercizio effettuato ad un’altezza di venti metri dal suolo con una moto che traina due trapezi su un binario circolare metallico dove la moglie Mafalda e la figlia Nella dall’altra eseguono delle evoluzioni. Il 30 giugno 1949, a Mestre, per una banale scivolata, Giovanni perde la vita. Malgrado la disgrazia l’Original Palmiri prosegue l’attività. Egidio sostituisce Giovanni. Nell’autunno dello stesso anno, non potendo esibirsi all’aperto nei mesi invernali, i Palmiri montano uno spettacolo di circo rivista, forse il primo di sempre ad esibirsi con un palco e senza numeri di animali. Eseguendo lo stesso numero del marito Giovanni, due anni più tardi, il 17.05.1951, muore Mafalda. La troupe aerea cessa l’attività. Nel 1952 Egidio sposa Leda Bogino e con la sua fondamentale assistenza il circo Palmiri diventa fra i più importanti dell’epoca e lancia alcuni dei maggiori artisti italiani di allora, come i Nicolodi, i Larible, i Nones e, più tardi, i Merzari. Nel 1955 preso atto che senza animali il pubblico non era più attratto, il Palmiri si fonde con il maggior circo della Scandinavia, il danese Benneweis. Nel 1952 Egidio diventa Presidente dell’Ente Nazionale Circhi, impegnandosi per un riordino delle regolamentazioni in materia. Nel 1988 fonda l’Accademia del Circo che da allora presiede. Enrico Rastelli Giocoliere italiano nato a Samara sul Volga (Russia) il 18.12.1896, morto a Bergamo il 13.12.1931 Considerato il più grande giocoliere di tutti tempi. Dopo una formazione enciclopedica, avvenuta soprattutto in Russia nei piccoli circhi itineranti dove era scritturata la propria famiglia (a San Pietroburgo riceve persino lezioni di danza da un giovanissimo Nijinsky), nel 1915 incontra un giocoliere giapponese, Takashima, dal quale apprende le antiche tecniche della giocoleria orientale, oltre ad un enorme rispetto e considerazione per il proprio lavoro. Questi requisiti, unitamente ad un'innata e spiccatissima predisposizione ed un'incredibile costanza negli allenamenti, lo portano ad eseguire virtuosismi mai più eguagliati, come la giocoleria di otto piatti realizzata con un vaso in equilibrio sulla fronte, saltando la corda con una gamba mentre l’altra è impegnata a far roteare un cerchio. Dopo un breve tirocinio in Italia con gli impresari Gatti e Manetti, Enrico lascia definitivamente il circo per i più remunerativi teatri di varietà ed inizia ad essere noto soprattutto all’estero dove ottiene il maggior numero di scritture negli anni venti. Nel 1922, in Spagna, Fregoli sospende per una sera il suo spettacolo per ammirare il debutto a Barcellona del celebre giocoliere, suo amico. L’America, la Francia, e la Germania sono le nazioni dove R. riscuote maggior successo esibendosi nelle più prestigiose sale di spettacolo, quali il Palace di New York, il Medrano di Parigi e il Wintergaten di Berlino. Il 1931 pare l’anno destinato a segnare la sua consacrazione anche in patria, grazie ad un contratto con la potente ditta Suvini-Zerboni. Ma pochi giorni dopo il suo debutto al teatro Duse di Bergamo, Enrico muore per una forma di emofilia; congenita, ma maturatagli in seguito ad una lieve ferita riportata in scena durante un’esibizione. Oltre che per gli incredibili virtuosismi, Enrico si ricorda per l’introduzione nella giocoleria dei concetti di essenzialità, velocità ed eleganza; in assoluto contrasto con le lente e macchinose esibizioni dei nerboruti giocolieri del tempo. Le perfette simmetrie degli oggetti che giocolava e dei movimenti del suo corpo lo pongono fra i pochi artisti di circo e di varietà ad essere frequentemente ricordato negli scritti di molte personalità della cultura di allora, come Colette, Jean Cocteau, Oskar Schlemmer (che fece adottare il training del giocoliere ai propri allievi di teatro), oltre ai nostri Orio Vergani e Vito Pandolfi. Famiglia Rastelli Clown italiani. Pronipoti del celebre giocoliere Enrico Rastelli. Negli anni trenta presentano un’entrata musicale classica ed un buon numero di acrobazia al trampolino elastico. Dagli anni sessanta si specializzano nel numero dei clown che portano ad un livello tale da essere considerati fra i migliori del loro genere. La formazione tipo è composta dal papà Alfredo, i figli Vittorio ed Oreste e la moglie di questo, Francesca. La loro comicità, resa più gustosa dai virtuosismi musicali di cui sono capaci, è basata sulla lotta con gli attrezzi, con pianoforti che esplodono e strumenti musicali che vanno in frantumi. Si esibiscono per lunghe stagioni con Holiday on Ice e in Italia al Circo Americano dei Togni. Rhum Nome d’arte di Enrico Sprocani (1904-1953) clown. Dal particolare talento acrobatico e capace di geniali intuizioni comiche, è considerato tra i principali innovatori del ‘900 della maschera circense dell’augusto, che egli sviluppa nelle pantomime che lo vedono protagonista al Medrano di Parigi e le numerose entrate al fianco dei clown bianchi più celebri (Dario, Alex, Pipo). Rhum ebbe celebri ammiratori, da Guitry, Copeau, Picasso, fino a Fellini che gli rende esplicito omaggio ne I clowns (1970).Darix Togni Domatore e direttore circense. Ricordato come l'uomo più celebre nella storia del circo italiano, Darix T. (figlio di Ercole) negli anni '50 e '60 rende popolare il personaggio del "gladiatore" tra le belve feroci. Negli stessi anni dirige col fratello Wioris un circo che, soprattutto nei lunghi soggiorni a Milano, riesce a presentare agli italiani le maggiori novità circensi dell'epoca. Darix è controfigura di numerosi divi del cinema nel filone "peplum" del secondo dopoguerra. Dopo la sua scomparsa (1976) il circo è diretto dal figlio Livio, anche sotto altre insegne, (Florilegio). Famiglia Togni Dinastia circense italiana. Fondato nel 1872 da Aristide, il circo Togni è l'unico in Italia a mantenere elevati livelli di qualità per cinque generazioni, pur sdoppiandosi in numerose imprese. Proclamato Circo Nazionale negli anni '30 dal regime fascista, nel dopoguerra si divide in tre principali nuclei: il circo di Cesare Togni (attivo fino al 1992), il Circo Americano a tre piste diretto da Enis Togni (negli anni '60 intitolato anche "Williams" ed "Heros"), ed il circo Darix Togni divenuto nel 1991 Florilegio. Alla quinta generazione, i Togni continuano a distinguersi per tradizione, oltre che come eccellenti imprenditori capaci di tournèes mondiali, come artisti: in particolare trapezisti, cavallerizzi, addestratori di belve ed elefanti, clowns. Tra i più celebri oltre a Darix e Flavio: negli anni '30 Ercole, pioniere dell'industria circense italiana e poi co-fondatore dell'AGIS; Ferdinando, negli anni '40 addestratore di cavalli (tradizione seguita dai figli Bruno, Enis, Willy, Adriana); il già citato Cesare, col fratello Oscar direttore di circhi a tre piste negli anni '50 e '60; negli anni '90 Livio; i fratelli Holer (noto stuntman) e Divier (il maggior impresario italiano di teatri tenda). Flavio Togni Addestratore italiano. Figlio di Enis, Flavio è considerato uno dei maggiori addestratori contemporanei di elefanti e cavalli, e si è esibito in quasi tutti i paesi europei nelle tournèe del proprio Circo Americano oltre che negli Usa, con la tournèe 1991-92 del Ringling Bros. And Barnum & Bailey che ha visto l'artista italiano, come vedette del programma esibirsi al Madison Square Garden. Flavio, che è riuscito a presentare fino a 25 elefanti, ha ricevuto innumerevoli onorificenze ed è l'unico artista al mondo ad aver ricevuto tre volte (1976, 1983, 1998) il Clown d'Argento al Festival di Monte Carlo. Famiglia Travaglia Famiglia italiana di artisti di circo. I Travaglia sono fra i più rappresentativi della classica tipologia delle piccole troupe di circensi attivi fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Il loro spettacolo è composto principalmente dai numeri di famiglia eseguiti da Damiano, il figlio Romolo e le figlie Giulia, Antonietta, Giuseppina e soprattutto Ginevra, antipodista ed ottima cavallerizza, e Amelia, avvenente funambola. I Travaglia sono fra i primi ad importare in Italia il tendone all’americana, con due antenne ed i contropali di sostegno. Effettuano numerose tournée all’estero, in Grecia, Egitto, Svizzera e Francia. Allo scioglimento del nucleo famigliare i membri si imparentano con altre dinastie di tradizione circense. Massimiliano Truzzi Giocoliere italiano (Lodz, Polonia, 04.12.1903 - Sarrasota, Florida, USA, 1974) Proviene da una famiglia italiana stabilitasi in Russia, dove ottiene una certa notorietà per l’ottima conduzione di circhi e l’allestimento di colossali pantomime. E’ allievo di Enrico Rastelli quando costui è ingaggiato nel circo Truzzi nel 1915. Durante la rivoluzione russa i Truzzi si rifugiano a Costantinopoli perdendo molti dei loro beni ma continuando la carriera artistica. Massimiliano sviluppa un numero lungo 35 minuti nel quale mostra un repertorio impressionante: nove palle, cinque clave, sei piatti con una palla sulla fronte e il palleggio con la testa di tre palloni, il tutto a grande velocità e con un vistoso costume indiano che sostituisce a fine carriera con uno spagnolo. Nel 1940 è ingaggiato da Ringling Brothers. and Barnum & Bailey dove è il primo giocoliere di sempre ad esibirsi sulla pista centrale. Si ritira nel 1960. Ugo Zacchini Artista di circo italiano (1898-1975). Afferma in Italia ed in America il numero dell’“uomo proiettile”, nel quale viene scaraventato ad una trentina di metri di altezza e a sessanta di distanza, da un ordigno ad aria compressa fatto passare per un cannone. Diplomato all’Accademia dell’Arte di Roma nel 1919, disegna da solo i suoi attrezzi e debutta nel 1922 a Malta nel Circo Olimpico diretto dal padre Ildebrando. Nel 1929 viene scritturato in USA al Ringling Bros. and Barnum & Bailey, dove, nel 1934, presenta con il fratello Mario anche una versione doppia del numero. Attorno agli anni quaranta la famiglia si fraziona e uomini e donne proiettili Zacchini si esibiscono un po’ ovunque. Nel 1961 Ugo lascia il circo e sono il figlio ed il nipote, entrambi omonimi, a continuare la tradizione di famiglia. Famiglia Zavatta Dinastia circense italiana. Il circo Zavatta nasce nel 1844 ad opera di Antonio, acrobata al seguito della compagnia Chiarini. Con l’ampliarsi della famiglia, tra il 1875 ed il 1890 si contano tre circhi Zavatta, in tournée nel nord Italia e anche nell’Europa nordorientale. Legandosi ad altre rinomate dinastie europee, gli Zavatta si affermano nelle varie generazioni non solo come direttori di circhi (i quali si spingono anche in Africa) ma anche come valenti artisti internazionali sia nel circo che nel varietà. I cavallerizzi Zavatta-Zoppè conquistano nel 1963 gli USA dando vita ad un ramo americano della famiglia; Maurizio è uno dei più validi saltatori italiani della prima metà del secolo; il clown funambolo Emilio è negli anni ‘50 una vedette dei maggiori circhi europei e americani. Ma il ramo più celebre è quello francese, dove il cognome Zavatta diviene sinonimo stesso di circo, grazie alla popolarità del clown Achille (1915-1995), probabilmente l’artista circense francese più popolare della seconda metà del secolo, tanto che ai suoi imponenti funerali presenzia anche il Presidente della Repubblica francese. Achille Zavatta diviene un celebre augusto dallo sterminato repertorio nei programmi dei circhi stabili parigini per poi fondare un proprio tendone itinerante negli anni ‘70, tuttora gestito dagli eredi assieme ad altri tre o quattro complessi con lo stesso nome attivi in Francia. Gli Zavatta sono oggi tra le dinastie circensi più ramificate nel mondo e in Italia esistono ancora due o tre circhi con questo nome. |
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 25 febbraio 2007 ) |
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