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I Grandi Attori del Circo italiano
Scritto da Administrator   
giovedì 01 marzo 2007

 I Grandi Attori del Circo italiano

Genesio Amadori

Trapezista italiano (Castelnuovo Berardenga 11.09.1914 - Liegi 21.11.1938).
Considerato il fondatore dello stile italiano. Nel corso della carriera si
esibisce esclusivamente con la troupe di famiglia composta dalle sorelle
Gilda e Ginevra, e dal padre Goffredo, catcher. Nel 1935 Amadori è il primo
trapezista europeo a girare il triplo salto mortale. E’ anche l’unico al mondo a
girare il doppio salto mortale con una sola mano alla sbarra, esercizio che lo
porta alla morte.

Famiglia Bellucci

Famiglia di direttori
ed artisti di circo italiani.
Fondatore della dinastia è Emidio Bellucci, farmacista romano che nella
seconda metà dell’800 sposa Maria Lelli, una cavallerizza di un piccolo
complesso circense operante nella zona. Il primo complesso diretto dai due
prende il nome di Circo Arbell, inaugurando la curiosa tradizione di utilizzare
anagrammi dei nomi dei famigliari. Dei numerosi figli solo due continuano la
professione circense, Anita che sposa un Canestrelli, ed Emidio jr che sposa
Italia Riva. Da questa unione nascono sei figli: Armando, Gemma, Roberto,
Gilda, Renato, Loredana e Mario. Il nuovo complesso famigliare viene
chiamato Embell Riva. In seguito Roberto si distingue come addestratore di
tigri e Mario di elefanti ed animali esotici, mentre Armando si occupa
principalmente dell’organizzazione. Quest’ultimo si separa però nei primi anni
‘90 dalla famiglia per creare un proprio piccolo complesso. Pur non riuscendo
a raggiungere il successo di complessi come Orfei o Togni, l’Embell Riva,
oltre ad esibirsi in tutta Italia, visita frequentemente l’estero, anche in nazioni
da poco uscite dall’incubo della guerra civile, come la Jugoslavia.

Famiglia Bogino

Artisti circensi italiani.
Originari del Piemonte, i Bogino si affermano nel mondo della pista attorno
agli anni venti, grazie ai fratelli Giuseppe, Emilio e Manlio che presentano un
numero acrobatico, scritturato spesso all’estero in Turchia, Grecia, Paesi
Balcani e Russia. Giuseppe è anche un valido clown con Cele Bello e tale
Corini di Bergamo. Negli anni ‘40 Giuseppe emigra in America scritturato da
Ringling, dove il nipote Ugo diviene famoso per il salto di file di elefanti,
mentre il figlio Aurelio forma con i famigliari un numero di acrobati icariani
con pattini, che è scritturato nelle migliori riviste americane sul ghiaccio. Nel
1958 prendono anche parte a Il Principe del Circo di Michael Kidd con Danny
Key. Emilio, rimasto in Europa, è un buon mimo ingaggiato in vari circhi
italiani. Sposa Livia Caveagna ed ha tre figli: Anna (1910), Giovanni (1915-
1994) ed Emilio (1924) i quali montano un numero di equilibristi “mano a
mano”. Dal 1953 al 1961 i fratelli Emilio e Giovanni conducono un loro circo
con alterna fortuna. Poi Emilio viene ingaggiato al Circo Jarz e ne approfitta
per montare ai figli Andrea (1953), Paolo (1956) e Franco (1958) un numero
di ciclisti acrobatici considerato fra i migliori del proprio tempo e che si
esibisce fino alla fine degli anni ‘80 nei maggiori circhi europei (Knie, Krone,
Benneweis) oltre che in teatri di varietà, riviste e programmi televisivi. A metà
degli anni ‘80 i fratelli Bogino con l’ultimo nato Carlo (1964) gestiscono per
qualche tempo un circo in società con Daniele Orfei.

Alberto Braglia

Acrobata italiano (Modena 23.04.1883 - 05.02.1954).
Uno dei più grandi atleti italiani di sempre, tre volte campione olimpionico di
ginnastica artistica (Atene 1906, celebrative, Londra 1908, Stoccolma 1912).
Inizia a 13 anni il tirocinio nella Società Ginnastica Fratellanza, per passare
poi alla Panaro. Dopo i successi sportivi, in ristrettezze economiche, approda
al mondo del circo e del music hall, dapprima con un numero ad alto rischio,
la Torpedine Umana, poi con uno di acrobazia ispirato a Fortunello e Cirillin
- noti personaggi del Corriere dei Piccoli - che esegue con un bambino di otto
anni, certo Seghedoni. Il numero ottiene un buon successo e gli procura
vantaggiosi contratti nei circuiti degli Stati Uniti. Tornato nel 1924 in Italia, si
dedica all’insegnamento di ginnastica e porta la nazionale italiana al
successo delle olimpiadi di Los Angeles del 1932. I bombardamenti del 1944
lo riducono in miseria. Diventa allora bidello destinato alle pulizie in una
palestra di Modena che dal 1909 portava il suo nome ed era stata inaugurata
da Vittorio Emanuele III.

Famiglia Briatore

Famiglia italiana di artisti di circo.
Il fondatore è Giuseppe, nato a Mondovì nel 1831. Si forma nelle palestre
torinesi di ginnastica e nel 1859 sposa una cavallerizza dei D’Angoly. Nel
1869 apre un circo a conduzione famigliare con i primi tre figli: Angelo, Enrico
e Giovanni, specializzati prima nei giochi icariani e poi nell’acrobazia
equestre. Arrivano altri tre figli: Adele, Pietro e Alessandro e i cinque maschi,
“I Fratelli Briatore”, nel 1882 raggiungono la notorietà con il numero dei
“Gladiatori a cavallo” che li procura tournée nei maggiori complessi europei.
In Spagna Alessandro sposa Emilia, Enrico sposa Maria, entrambe figlie di
Vincent Gil Alegria, proprietario del famoso circo spagnolo omonimo. La
famiglia si divide e i nipoti si specializzano in diverse discipline, non
raggiungendo però mai il livello dei Fratelli Briatore originali. Alessandro
(1880 - 1960) nel 1907 forma con il nipote Enrico (1885 -1965), figlio di
Giovanni, la coppia di clown Alex e Rico, che fonda la propria estetica sulla
brevità delle esibizioni e sulla forte componente acrobatica. Alex è l’augusto
e Rico il bianco. la coppia si scioglie, dopo numerosi successi, nel 1945.

Enzo Cardona

Trapezista italiano (Montesamicino, Spagna, 23.11.1935)
Considerato il miglior trapezista italiano del dopoguerra, Enzo Cardona
appartiene ad una famiglia di tradizione circense, la madre è una Jarz, il
fratello, Sergio, un buon ammaestratore di felini. Si esibisce soprattutto con
la troupe composta dalla moglie Silvana Caroli, Corina Tribertis e l’ottimo
catcher Oscar Papi. Impone in Europa lo stile italiano grazie soprattutto alla
grinta delle sue esibizioni. Tra gli esercizi di maggior successo, il doppio
salto mortale in avanti, il doppio “alla cardona” (con le gambe in squadra), e
la tripla o quadrupla piroetta al ritorno.

Famiglia Caroli

Famiglia italiana di artisti di circo.
La dinastia dei Caroli risale ai primi anni del 1800 quando il faentino Pietro si
dà alla vita nomade aggregandosi ad una compagnia di ginnasti italiani, i
Civilotti. Da allora le piste dei circhi di tutto il mondo sono calcate da
esponenti di questa stirpe imparentatasi con altre antiche famiglie come i
Lizzi, gli Sforzi, i Medini ed altri ancora. Doveroso ricordare Enrico Caroli
(1912-1983), considerato uno dei più grandi cavallerizzi di tutti i tempi. Il trio
composto con i fratelli Ernesto (1917- 94) e Francesco (1922) si esibisce
dall’inizio degli anni trenta nei maggiori circhi europei, riscuotendo ovunque
grandi successi. Gli esercizi eseguiti da Enrico sono formidabili: salto mortale
dal primo al terzo cavallo, salto mortale in piroetta dal primo al secondo,
doppio salto mortale dalle spalle del fratello Ernesto al cavallo che segue. Ma
a rimanere impressa è soprattutto l’eleganza un po’ arrogante del suo
portamento, mentre in piedi sul cavallo, rivolge al pubblico lo sguardo con un
sorriso sornione sulle labbra. Dopo un insuccesso del 1939, nel 1943 il tri di
cavallerizzi diventa anche trio di clown col nome Les Francescos, in omaggio
all’elegante clown bianco della troupe, per altro ottimo musicista. Enrico crea
una maschera personale di augusto, mentre Ernesto interpreta l’ubriaco
felice. Il loro ampio repertorio proviene in prevalenza da quello clssico dei
grandi trii del passato. I clown Les Francescos si ritirano nel 1987,
Domenico, figlio di Enrico mantiene viva la tradizione clownesca di famiglia.
Ernesto insegna acrobazia equestre in Francia. A metà degli anni ottanta,
Francesco viene riscoperto e rivalutato da Bernhard Paul nel circo tedesco
Roncalli.

Famiglia Casartelli

Famiglia italiana di artisti e proprietari di circo risalente alla fine del secolo
scorso, quando Piero Casartelli, discendente da una famiglia di nomadi,
sposa Albina Fedrigon. Vero capostipite della tradizione circense è però
considerato il figlio dei due, Umberto, che sposa Eleonora Rosina Gerardi
(30.06.1898) dalla quale ha Yonne (1919), Liliana (1921), Leonida (1924) e
Lucina (1931). Alla morte di Umberto (19.12.1933), Rosina scrive una delle
più belle pagine della figura femminile del circo italiano. Crea l’Arena Rosa e
la porta, a costo di innumerevoli sacrifici, ad una notevole importanza.
Successo dell’Arena sono le farse finali, che si suppongono tramandate da
teatranti a circensi senza soluzione di continuità. Fondamentale l’incontro
con i Togni dai quali apprendono numerose tecniche artistiche e di
conduzione del complesso. Nel 1943 Leonida sposa Wally Togni e Yonne,
Ferdinando De Rocchi, nipote di Ugo togni. Yonne dà alla luce: Ugo (1942),
Zanica (1948), Evelise (1951), Wioris (1958) e Davide (1962). Wally dà alla
luce Ghisi (1944), Josette (1948-1997), Eros (1949), Elio (1952), Davio
(1957), Liviana (1960). Nel 1945 la conduzione del complesso passa da
Rosina a Leonida che, oltre come artista poliedrico (acrobata, clown,
domatore), si afferma ben presto come impresario di circo, contribuendo l
rafforzamento dell’Ente Nazionale Circhi. Sotto la sua guida i Casartelli
formano lo zoo viaggiante più grande d’Italia e adottano un sistema
produttivo che li porta a passare l’inverno in Italia e l’estate all’estero
presentando produzioni sempre nuove. Fra i circhi diretti da Leonida
ricordiamo l’Heros, in società con Enis Togni, e soprattutto il Medrano che
debutta a Varese nel 1972 e che consacra definitivamente la famiglia
Casartelli - De Rocchi. Nel 1978 muore Leonida lasciando la conduzione
degli interessi famigliari al nipote Ugo De Rocchi. La famiglia continua a
crescere e le ultime generazioni hanno la possibilità di formarsi
all’Accademia del Circo, nata anche grazie all’apporto degli stessi Casartelli -
De Rocchi. Si forma così uno dei migliori e meglio nutriti gruppi di base del
circo contemporaneo, capace di eseguire al massimo livello i più classici
numeri della scuola italiana, oltre che a consolidare l’esperienza
dell’ammaestramento di animali. I Casartelli - De Rocchi rilevano il Parco Zoo
Safari di Fasano dove possono lasciare a svernare i loro animali. Al Festival
di Montecarlo, dopo una prima esperienza del 1987, nel 1996 conquistano il
Clown d’Oro con il numero “la festa del cavallo”.

Famiglia Chiarini

Famiglia italiana di artisti e direttori di circo. Una delle più antiche dinastie
dello spettacolo popolare, la cui attività nelle più disparate discipline
(cavallerizzi, funamboli, mimi, marionettisti) è testimoniata da numerosi
documenti. Appaiono già nel 1580 alla fiera di Saint Laurent. Von Holte
descrive un ramo della famiglia nel suo romanzo Die Vagabonden. Dal 1710
appaiono al Theatre des Funambles. Alla fine del 1700 si distingue la
cavallerizza Angelica, mentre nella seconda metà del secolo scorso diviene
celebre Giuseppe (1823 - 1897) per le sue avventurose tournèe in tutto il
mondo. Oltre all’Europa, visita America, Sud America, Australia, Nuova
Zelanda, India, Indonesia, Giava e Sud Africa segnalandosi come importante
punto di riferimento per i direttori dei circhi italiani del ‘900.

Giacomo Cireni

Clown italiano noto nei primi decenni del Novecento
Figlio di un fantino, Abelardo, viene consegnato all’età di otto anni nelle mani
di Francesco Pulaiot, proprietario di un piccolo circo che in quattro anni gli
trasmette le tecniche di base dell’acrobazia equestre ed aerea. Lavora al
Circo Travaglia e al Circo Toscano di Augusto Frediani. Comincia ad
esercitarsi come clown. Emigra a San Pietroburgo e viene scritturato nel
circo di Scipione Ciniselli, dove definisce la propria maschera: trucco
leggerissimo,un piccolo berretto circolare, giacca e pantaloni di qualche
misura più larghi, camicia bianca, cravattina a fiocco e scarpe smisurate. In
Russia ottiene un grande successo, diviene amico del poeta Aleksand
Ivanovic Kuprin e consulente clown di Leonid Nikolaevic Andreev per L’uomoche prende gli schiaffi. E’ spesso invitato dallo Zar per divertire il figlio
Alessio, malato di emofilia. Allo scoppio della rivoluzione, nonostante le
amicizie altolocate, gli vengono confiscati tutti i beni. Riesce a scappare in
America, dove si industria come controfigura in alcuni film comici. Torna in
Europa e si esibisce da Beketow e da Krone. E’ ammirato da numerose
personalità dello spettacolo del suo tempo, fra le quali Tatiana Pavlova che
scrive la presentazione del libro di memorie che gli viene dedicato da Franco
Bernini nel 1929.

Famiglia Colombaioni

Dinastia italiana di clowns.
Attualmente alla quarta generazione, i Colombaioni sono i primi circensi
italiani ad aver successo nel mercato teatrale. Negli anni '70 Carlo ed il
cognato Alberto Vitali danno vita al Duo Colombaioni, un recital di successo
in tutto il mondo. Sul loro esempio, e con un simile repertorio, ha fortuna
anche il duo di Romano e Alfredo. I quali vengono spesso chiamati per film o
spettacoli di lirica, prosa e circo in tutto il mondo. Sono stati particolarmente
richiesti e apprezzati da Federico Fellini e Dario Fo. In campo circense, il più
celebre dei Colombaioni è il clown Nani (fratello di Carlo) negli anni '50 e '60.
Attualmente un'"arena" dei Colombaioni è ancora attiva nel Lazio diretta da
Leris. E' considerata l'ultima compagnia esistente specializzata nel repertorio
delle "farse". Allievi diretti della tradizione Colombaioni sono negli anni '90 i
clowns Giovanni Huesca ("Fumagalli") e Corrado Togni al Florilegio.

Famiglia Cristiani

Dinastia circense italiana.
Di essi si distingono tra gli anni '30 e '50 i figli di Ernesto Cristiani, eccellenti
acrobati e cavallerizzi di rinomanza mondiale. Proprietari in origine di un
piccolo circo italiano, Ernesto e i 5 figli sono scritturati al Cirque Medrano di
Parigi nel 1934 come acrobati a cavallo. Si distinguono Belmonte e
soprattutto Lucio, ritenuto fra i migliori acrobati equestri di tutti i tempi,
passato alla storia il salto mortale dal primo al terzo cavallo al trotto. I
Cristiani sono anche eccellenti acrobati alle "bascule". Nel 1935 giungono
negli USA esibendosi per anni nei maggiori circhi. Sempre più numerosi, si
associano a vari circhi statunitensi, fino ad aprire il Cristiani Bros. Circus, uno
dei più grandi degli anni '50, tra i primi a spostarsi con autoarticolati, con un
tendone di tremila posti e un grande zoo al seguito. Il circo chiude nel 1961.
Gli eredi Cristiani lavorano ancora in vari circhi degli USA, e il ramo originario
italiano ha numerosi eredi nei circhi europei.

Dario e Bario

Nome d’arte di Dario e Manrico Meschi (1880 - 1962, 1881 - 1974), clown
italiani.
Il primo a intraprendere la professione è Dario, che nel 1895 forma una
coppia con tale Gozzini e debutta come clown musicale nel Teatro Goldoni di
Livorno, sua città natale. In seguito emigra in Francia dove trova lavoro come
generico nel circo dei Fratelli Leonard. Comincia ad acquisire una certa
notorietà dopo l’incontro con il partner Pierre Périer con il quale è ingaggiato,
nel 1900, al Medrano di Parigi. In seguito forma un duo con Leonardo
Ceratto per una tournée in Sudamerica. Nel 1902, al ritorno in Europa
chiama Bario con lui per un breve ingaggio in Turchia, dopo il quale si
separano. Dario prova ad aprire un piccolo circo ma senza buon esito, poi,
nelle stagioni 1908 - 1910 si riaccompagna a Ceratto per un ingaggio con gli
impresari Gatti e Manetti. Dopo la prima guerra mondiale, Bario fa coppia
con Leandre per due anni di contratto al Medrano. In seguito cambia vari
compagni e forma persino un trio, formazione abbastanza insolita per quei
tempi, lanciata dai Fratellini. E’ nel 1919 che il sodalizio di Dario e Bario
acquista forma definitiva, così come lo stile della loro comicità: Dario è un
bianco con costumi bellissimi ed il sopracciglio destro truccato con un
sogghigno quasi satanico, Bario l’augusto ubriaco, un po’ rozzo ma dalla
comicità efficace. Le loro entrate comiche sono lunghe e ben costruit. Fra
queste Ape dammi il miele viene ripresa da numerosissimi emuli. Con il
nome di “Dario, Bario e compagnia”, la formazione si allarga, dapprima
formando trii con vari compagni fra i quali Coco e Rhum, poi inserendo nel
numero il figlio di Dario, Willy, e quelli di Bario, Nello, Freddy e Tosca, fatto
che forse toglie qualcosa alla qualità delle esibizioni. Dopo la guerra ed il
ritiro di Dario e Bario Willy si associa con Pipo, mentre Nello, Freddy e Tosca
diventano danzatori eccentrici.

Cipriana Folco - Portner

Cavallerizza italiana (1931)
Proviene, da parte di madre, da una vasta famiglia italiana di circo il cui
capostipite è Erminio (1869 - 1953) e i cui componenti la terza generazione,
Erminio (1927), Alberto (1931), Luigi (1935-1998), Enrico (1940) e Amedeo
(1942), si sono distinti nelle più varie discipline, dall’acrobatica a terra a
quella equestre, dalla clownerie, all’ammaestramento di animali. Nata a
Cipro, quando la famiglia era ingaggiata dai Konyot, Cipriana a nove anni è
già in possesso delle tecniche di base di danza ed acrobatica, ed inizia il
lavoro sul cavallo. Ben presto realizza un passo a due, con il fratello ed il
cognato vestiti da arlecchini, che riscuote molto successo ed è scritturato dai
principali circhi d’Europa. E’ l’unica donna del suo tempo in grado di eseguire
il salto mortale a cavallo. La sua grazia e la sua eleganza recuperano la
classica figura della ballerina a cavallo, che aveva ispiato pittori e poeti della
belle epoque. Appare nel film Trapezio (1956, Carol Reed).

I Fratellini

Dinastia italiana di clowns.
Dei numerosi Fratellini si ricorda soprattutto il trio formato da Francesco,
Alberto e Paul, attivo a Parigi, prima al Cirque d'Hiver poi al Medrano, e
saltuariamente in tournèes internazionali. I Fratellini, che vengono considerati
i fondatori del trio clownesco moderno, si distingono per la definizione
originale dei personaggi, l'abilità recitativa notevole e un ricchissimo
repertorio farsesco, rinnovato in certi casi ogni settimana, con fervida
immaginazione nell'invenzione di storie, accessori, costumi e trovate
comiche. Idolatrati dalle masse come dai critici,sono applauditi dalle maggiori
personalità politiche e artistiche del mondo. Insegnano al Vieux Colombier di
Jacques Coupeau, si esibiscono alla Comedie Francaise e per essi Jea
Cocteau e Darius Milhaud compongono Le Beuf sur le Toit. Di una certa
notorietà sono anche i tre Fratellini-Colombo, contemporanei e cugini del più
celebre trio, nel circuito internazionale del circo e del music hall. Nelle
generazioni successive dei F. sono applauditi negli anni '50 e '60 i cascatori
Fratellini - Craddocks (figli di Francois), con il clown Baba; negli anni '80 e '90
il figlio di quest'ultimo, Tino (1947-1993).

Famiglia Frediani

Artisti di circo italiani.
Il capostipite Augusto (Firenze 1846) formatosi con Tramagnini, già maestro
dei Fratellini, crea un proprio piccolo complesso, il Circo Toscano. Sposa
Emilia Iacopinni dalla quale ha Guglielmo “Willy” (Firenze, 03.02.1871 -
Barcellona 24.01.1947) e Aristodemo “Beby” (Bielefeld, 1880 - Castres,
marzo 1958). I due fratelli, con un allievo, Renè, formano un trio di acrobati
equestri fra i migliori d’inizio secolo. Nel 1900, al Noveau Cirque di Parigi,
eseguono per la prima volta al mondo la colonna di tre uomini su di un solo
cavallo. Altro esercizio inedito, il salto mortale dalle spalle di un atleta in piedi
su di un cavallo a quelle di un altro atleta in piedi su di un cavallo che segue.
Nel 1908 sono ingaggiati in America al Barnum & Bailey con il compenso di
500 dollari alla settimana. In seguito, Zizine, figlio di Guglielmo, rimpiazza
René. Nel 1915 si stabiliscono in Catalogna dove si imparentano con altre
famiglie circensi del posto. Dopo avere per anni studiato i clown negli
spettacoli in cui si esibiva, Aristodemo passa alla clownerie, formando un duo
con il già celebre Antonet. Sue doti principali la mimica facciale e la capacità
di dicitore. La coppia si scioglie nel 1933.

Gatti e Manetti

Impresa italiana circense
Giuseppe Gatti sposa una Guillaume ed acquisisce il diritto all’utilizzo del
nome. Carlo Manetti per un certo periodo conduce il Circo Fiorentino.
Assieme formano una società molto attiva nei primi anni del novecento che,
utilizzando diverse insegne, si esibisce in prevalenza nei circuiti teatrali
presentando buoni numeri equestri e qualche artista d’eccezione, come
Enrico Rastelli.

Antonio Giarola

Regista ed impresario di circo italiano (Legnago 1957)
Ha il merito di aver diffuso per primo in Italia e poi propagato la mentalità
europea del circo di regia. Dopo una formazione al DAMS, nel 198 crea con
lo spettacolo Clown’s Circus il primo esempio italiano di regia e
drammaturgia applicate al circo tradizionale, come già avveniva da oltre un
decennio in tutta Europa. Tale esperienza, seppur limitata al nord dell’Italia
per un solo anno, suscita l’interesse della famiglia di Darix Togni che chiede
all’artista veronese un nuovo approccio artistico, valorizzando
considerevolmente il tipo di lavoro e fissando le basi per la creazione del
celebre successo europeo Florilegio. Nel 1988 Antonio Giarola è cofondatore
dell’Accademia del Circo. Nel 1991 e fino al 1994 crea a Verona il
Festival Internazionale del Circo Città di Verona, la prima rassegna italiana a
far confluire nel nostro paese specialisti ed artisti dai cinque continenti con
un concreto riconoscimento internazionale. Nel 1994 crea con Ambra Orfei l
spettacolo Antico Circo Orfei - Omaggio a Federico. Dal 2003 è direttore del
CEDAC, Centro di Documentazione delle Arti Circensi che ha sede a
Verona.

Famiglia Guillaume

Artisti e proprietari di circo francesi
Il capostipite è Francesco Luigi, che con l’aiuto della moglie Maddalena e del
figlio Luigi II, nella seconda metà dell’’800 dirige il Circo Olimpico, complesso
di tutto rispetto, specializzato nelle grandi pantomime. Altri Guillaume
dirigono proprie compagnie ginnico - acrobatiche che girano per tutta Italia.
Un nipote, Onorato, sposa Itala Truzzi che gli dà Ferdinando e Natalino,
impegnati dall’inizio del ‘900 come attori comici cinematografici. Natalino
acquista una certa notorietà coi nomignoli Tontolini e Polidor. Gli impresari
Gatti e Manetti, in società con alcuni dei discendenti della dinastia,
presentano un Circo Guillaume che effettua tournée in Italia dal 1901 al 1908
e poi ancora nel 1917. Fra i Guillaume si distingue Cesare, detto Antonet,
primogenito di Natale (figlio di Luigi II), buon cavallerizzo e acrobata, nel
1855 debutta come clown augusto nel circo di Vicente Gil Alegria, con delle
satire sul colera scoppiato in Spagna. Forma col fratello Umberto (1872),
detto Bebè, una coppia comica che dura fino agli inizi della prima guerra
mondiale. Nel 1920 prende come spalla Tonino Aragon, di una celebre
dinastia di clown spagnoli attiva ancora oggi. Si sposa con Pilar Jarque e fa
coppia con il fratello Antonio, "Tonitoff". Diventa clown bianco associandosi a
Little Walter. A Buenos Aires conosce Grock con il quale forma una delle
migliori coppie di clown del secolo. Nel 1918 cambia di nuovo partner per
associarsi a Beby Frediani con il quale costituisce un sodalizio artistico fino
al termine della carriera.

Famiglia Jarz

Trapezisti e proprietari di circo italiani.
Il capostipite è Giuseppe che alla fine del 1800 scappa di casa e viene
ingaggiato come inserviente al circo Zavatta ed in seguito in quello di
Aristide Togni, dove decide di intraprendere la carriera di artista. Dal
matrimonio con Cesira ha otto figli: Miro, Mizzi, Nando, Gino, Walter, Anita,
Attilio, Emilio. Gli Jarz dirigono per un certo periodo un proprio valido
complesso, poi mettono a frutto le tecniche del trapezio volante apprese dai
Togni. In questa disciplina, per tutti gli anni ‘70, sono fra i massimi esponenti
europei. Mizzi è la madre di Enzo Cardona mentre Attilio il padre di Roberto,
ottimo catcher, e Ketty, l’unica donna italiana ad avere mai eseguito il triplo
salto mortale. Si distinguono anche Luciano e Ronny.

David Larible

Clown italiano (1957).
Fa parte della settima generazione di una famiglia di tradizione circense
imparentata con i Travaglia. In pista sin da giovanissimo, si esibisce nelle
discipline più diverse ottenendo una formazione enciclopedica. La famiglia è
ingaggiata nei principali circhi italiani (Casartelli - De Rocchi, Darix Togni,
Cesare Togni) ed europei (Nock, Bouglione, Krone, Tower Circus e Teatro
Carré). In Sud America è da Tihany, Atayde e Fuentes. Dal 1986 al 1988
ospite fisso del programma della televisione tedesca Sterne in der Manege.
Acquisisce così un bagaglio di esperienze davvero impressionante che
contribuisce ad impreziosire ulteriormente le sue naturali capacità. Sposa la
trapezista messicana America Jimenez. Da Krone, fra i più importanti circhi
tedeschi, dove è ingaggiata la famiglia, gli viene offerta la possibilità di
intrattenere il pubblico all’ingresso, prima dello spettacolo. Ha così modo di
osservare da vicino due dei più grandi clowns del secolo, Charlie Rivel e
Oleg Popov. Negli stessi anni definisce il proprio personaggio, un augusto
classico con un vestito grigio semplice, in contrasto con l’allegria ch
esprime, un cappello alla Jackie Coogan de Il Monello, un trucco leggero ed
il classico naso rosso. Si concentra prevalentemente su delle riprese corte
ed originali, sempre diverse, da effettuarsi fra un numero e l’altro dello
spettacolo. Nel 1988 è chiamato dal Principe Ranieri al Festival di
Montecarlo, dove vince a sorpresa un Clown d’Argento. Dopo due anni
partecipa ancora al Festival ma fuori concorso. In Sud America, al circo
Atayde, ha la possibilità di misurarsi con il pubblico dei grandi palazzi dello
sport di una capienza superiore agli 8.000 posti. Kenneth Feld lo vede e lo
ingaggia come primo clown della storia di Ringling Bros. and Barnum &
Bailey ad apparire come star della pista centrale. Da Ringling, dove viene
chiamato “Il clown dei clowns”, il processo produttivo impone un
rinnovamento continuo dei propri numeri clowneschi. David cambia così il
proprio approccio alla creazione, attingendo dal repertorio classico al quale
alla maniera della commedia dell’arte, apporta decisive innovazioni
personalizzando o stravolgendo canovacci preesistenti. La pluriennale
esperienza di trapezista, pattinatore, giocoliere, ballerino, acrobata a cavallo
ed altro ancora, lo dota di una struttura fisica massiccia ed agile al tempo
stesso che egli comanda a piacimento arricchendo le sue riprese di un
potenziale mimico enorme. Il successo in tutti gli Stati Uniti, dove il pubblico
è multietnico, dimostra l’universalità della sua comicità. Dal 1996 approa al
palcoscenico con uno “one-man-show” dal titolo Scusi vuol partecipare? che
si esibisce in varie rassegne teatrali. Lo spettacolo è la messa in scena fluida
e coordinata dei suoi migliori numeri. Il titolo la dice lunga sul tipo di sviluppo
dato allo spettacolo, basato infatti principalmente sull’interazione fra pubblico
e artista, suo modus operandi prediletto. Nel 1999 torna al Festival di Monte
Carlo per conquistare, questa volta, il Clown d’Oro.

Famiglia Larible

Artisti italiani di circo
Il capostipite Carlo Larible nel secolo scorso sposa Giulia Travaglia. che gli
dà quattro figli: Carlo jr, Bianca, Pietro e Aida. Dall’unione di Carlo con
Bianca Bobba nascono Tea, Benito, Elsa, Aly e Adelina che formano il
nucleo portante della Troupe Larible di acrobati alla bascula. Piero sposa
Irene Bizzarro che gli dà Eugenio, Enzo, Marisa, Silvana e Sergio che
formano una buona troupe di giocolieri. Ma il numero per i quali i Larible
acquistano una certa notorietà è quello del doppio trapezio washington
eseguito da Eugenio ed Enzo ingaggiato nei maggiori circhi italiani ed
europei degli anni ‘50-’60. Nel 1955 Eugenio sposa Lucina Casartelli che gli
dà David, Eliana (1961), Cinzia (1963) e Vivienne (1967). La famiglia
continua ad eseguire numeri di vario genere con grande successo. Eliana
sposa Bernhard Paul, direttore del Roncalli. Vivienne diventa un’ottima artista
al trapezio washington, scritturata quattro anni da RBBB. Eugenio Larible
diventa istruttore all’Accademia del Circo. Enzo sposa Danila Togni dalla
quale ha Kathleen (1970) e Samantha (1974) ottime verticalite, giovani
vincitrici del concorso del programma televisivo Fantastico.

Famiglia Medini

Artisti e proprietari di circo italiani
I Medini sono una delle famiglie circensi italiane più ramificate già dall’inizio
del secolo. E fra le più prolifiche, basti ricordare che uno dei più folti rami
italiani è quello di Bernardo Medini e Adalgisa Caroli (di un’altra numerosa
famiglia circense) i quali, a cavallo delle due guerre, mettono al mondo 21
figli. In questo secolo si distinguono comunque l’equilibrista alla “scala libera”
Mario, il trio di acrobatica a terra del fratello Carlo con le sorelle Yole e
Nerina. Il giocoliere Italo, uno fra i più convincenti emuli di Rastelli, capace di
virtuosismi tecnici di livello eccelso. Renato, ammaestratore di cavalli e
acrobata, che nel 1946 sposa Hellen Swoboda Medrano. Il trio di clown
composto da Franco (poi uno dei più importanti agenti d’Europa), Carlo e
l’augusto Joe Little Walter. Da altri rami della famiglia emergono i giocolieri
Medifreds (Alfredo, Luigi, Rodolfo, con Lucia e Virginia), impegnati nella
tipologia classica delle troupe di giocolieri acrobatici in voga negli anni ‘50 e
‘60. I figli di Rodolfo e Lucia, Roberto ed Enrico diventano pattinatori
acrobatici solisti nella rivista sul ghiaccio Holiday on Ice. I componenti di un
altro numeroso ramo dei Medini rimasto in Italia apre il Circo Città di Milano
che visita soprattutto la Lombardia con risultati alterni.

Famiglia Nicolodi

Artisti di circo italiani.
Capostipite è Giuseppe, appassionato ginnasta della provincia di Trento che
sposa un’artista di tradizione, Francesca Macagi. I figli Lucio ed Ivano
cominciano la carriera di acrobati a terra. Nei primi anni cinquanta formano
un numero di acrobatica in banchina con i cugini Macagi, che eseguono in
importanti circhi italiani. Nel 1960 si dividono e il numero formato da Lucio,
Ivano, Itala, Gabriella e Concetta comincia ad essere scritturato nei maggiori
circhi d’Europa e nelle riviste americane. Nel 1979 vincono il Clown d’Argento
al Festival di Montecarlo. Lucio si ritira per dedicarsi all’insegnamento a
Parigi alla Scuola di Annie Fratellini, all’Accademia del Circo italiana, dove il
figlio Glen si forma come solista, infine al Big Apple Circus di New York. Il
numero della nuova generazione, formato da Alex, Willer e Ben Hur, ottiene
un ingaggio record di 11 anni al Moulin Rouge di Parigi. Il trio Nicolodi si
scioglie nel 1996. Willer debutta come ventriloquo. Alex diventa consigliere
artistico di importanti manifestazioni.

Walter Nones

Artista ed impresario circense italiano (Sedico,18.06.1934)
Il padre, Giuseppe, un ginnasta di Trento, la madre, Adele Medini, di
un’antica famiglia di tradizione, Walter Nones si distingue negli anni ‘50 e ‘60
con il trio acrobatico presentato con i fratelli Guglielmo (08.03.1937-
18.03.1998) e Loredana (12.04.1942), con il quale viene ingaggiato, fr
l’altro, al Circo Palmiri e nella rivista OK Fortuna, con Vanda Osiris,
Raimondo Vianello e Gino Bramieri. Nella primavera del 1959 prende part
alla trasmissione televisiva Il Mattatore, con Vittorio Gassman, realizzata
all’interno del circo di Orlando Orfei, dove conosce Moira Orfei che sposerà
nel 1963, per fondare l’omonimo circo. Diventa un valido addestratore di
belve e si distingue per l’intensa attività imprenditoriale. Nel 1969 presenta il
Circo sul Ghiaccio. Negli anni ‘80 è poi fautore della diffusione dello
spettacolo dal vivo come aggregatore di popoli: organizza le tournée italiane
del Circo di Mosca (1982, 1987, 1991), del Circo Cinese (1989, 1992) e di
altri spettacoli non circensi come Holiday on Ice (dal 1984) e il coro
dell’Armata Rossa (i componenti di questo gruppo di canti e danze
sovietiche, sono i primi militari sovietici della storia ad entrare nello Stato
Pontificio, ricevuti da Paolo Giovanni II, nel 1987). Da sottolineare che, con le
tournée del Circo di Mosca e quella del Circo Nazionale Cinese, effettuata in
collaborazione con André Heller, Walter Nones è fra i primi a importare in
Italia la tendenza del “circo di regia”, una concezione artistica che cerca di
dare allo spettacolo uno stile unitario, dando eguale importanza al
virtuosismo dell’artista, alla scelta delle musiche, dei costumi e delle luci. Nel
1987 il numero di tigri ammaestrate da lui creato, ma presentato dal fratello
Massimiliano, conquista al Festival di Montecarlo, il primo Clown d’Oro per
l’Italia. Da tempo consigliere dell’Ente Nazionale Circhi, in questa veste,
assieme agli altri componenti del Consiglio Direttivo e al Presidente Egidio
Palmiri, fonda nel 1988 l’Accademia del Circo, primo istituto italiano di
formazione professionale circense. Molto attivo dal 1989 nel campo delle
produzioni televisive a tema circense, nel 1993 fonda il Gran Premio
Internazionale del Circo, manifestazione annuale svolta in Italia che raccoglie
e premia artisti circensi provenienti da tutto il mondo.

Famiglia Orfei

Artisti e proprietari di circo italiani
Recenti studi sembrano attestare che il nome Orfei appare nell’ambito delle
compagnie teatrali itineranti, eredi della Commedia dell’Arte, già da prima del
1820. E’ però questa data ad essere indicata come quella di nascita della
dinastia, visto che segna la nascita del capostipite Paolo, il quale lascia la
vocazione religiosa (era sacerdote a Massalombarda) per tentare la carriera
del saltimbanco. Da Pasqua Massari (n.1834 ad Argenta, Ferrara) ha
Ferdinando, suonatore di tromba, il quale crea il primo modesto circo Orfei
che, nella consuetudine dei saltimbanchi dell’epoca, presenta spettacoli
basati su commedie e acrobazia. Ferdinando sposa Maria Torri che gli dà sei
figli: Enrico, Orfeo, Vittoria, Paolo, Giovanna e Cecilia. E’ Orfeo ad aprire il
secolo della famiglia dirigendo, negli anni ‘30, il Circo Orfeo Orfei, che passa
poi sotto il figlio Nandino. E’ però da Paolo (detto “Paolino”) che discende in
linea diretta l’attuale attività circense del casato. Paolo sposa Ersilia Rizzoli
(“cantatrice” e comica, sorella del burattinaio Aldo Rizzoli) che gli dà cinque
figli, quasi tutti importanti nell’affermazione del nome: Riccardo “Bigolon”
(1908 - 1942), comico saltatore e suonatore, padre di Miranda (vero nome di
Moira), di Paolo II e Mauro; Paride “Pippo” (1909 - 1956), clown e saltatore,
padre di Ferdinando (Nando), Liana e Rinaldo; Miranda (1913 - 1988), madre
di Massimo Manfredini e Daniele Orfei, avuto in secondo matrimonio; Irma
(1916), funambola che si ritira dal circo a seguito del matrimonio; ed Orlando,
il più celebre della sua generazione, colui che, attorno agli anni ‘50, afferma
definitivamente la casata con il Circo Nazionale Orfei, diretto inizialmente
assieme a Miranda e Paride. Nel 1968, quando Orlando parte per il Brasile, il
complesso prende il nome di Miranda Orfei e viene diretto da Massimo
Manfredini (1929) e Daniele Orfei (1950). Ma dagli anni ‘60 in poi, sono i
complessi di Moira e quelli di Liana, Nando e Rinaldo a mantenere alto il
nome della famiglia. Negli anni ‘80 nasce poi il deleterio fenomeno dei “finti
orfei” o “orfeini”. Si tratta di parenti alla lontana, omonimi o addirittura
persone che cambiano il cognome all’estero dove ciò è concesso e lo
“affittano” a complessi circensi di bassa categoria che riescono così a
millantare un credito che in realtà non hanno. Questo fenomeno crea non
pochi problemi al settore: il pubblico si reca al circo convinto di assistere ad
uno spettacolo di un certo livello e viene invece deluso, distaccandosi non
solo dal nome Orfei, ma dal circo in generale. A nulla valgono gli appelli in
tribunale della famiglia Orfei. Pare che le normative vigenti non siano in
grado di tutelare i marchi circensi.

Liana Orfei

Artista e direttrice di circo italiana (San Giovanni in Persiceto (BO),
06.01.1937)
Figlia di Paride “Pippo” e di Alba Furini, esordisce giovanissima come clown,
con il personaggio di Lacrima che porta avanti nel tempo. A quattro anni una
grave malattia la allontana dalla pista fino all’ottavo anno di età. In seguito
diventa buona generica. Nel 1954 si sposa giovanissima con Angelo
Piccinelli (03.11.1921) uno dei più grandi giocolieri dell’epoca, scritturato
ovunque, con il quale ha modo di girare il mondo e percepire le novità in
arrivo dall’Europa. Il matrimonio con Piccinelli è messo in crisi dalla carriera
cinematografica di Liana che gira una cinquantina di pellicole, fra le quali
molta commedia all’italiana ma anche alcuni film d’impegno con registi come
Orson Welles, Dino Risi, Antonio Pietrangeli e Mario Monicelli. Intraprende
anche la carriera teatrale lavorando con la compagnia di Eduardo De Filippo
ed in seguito con Emma Gramatica. Nel 1960 si separa dallo zio Orlando e
crea un circo in socetà con i fratelli Nando e Rinaldo. Il complesso si
distingue per le colossali produzioni. Nel 1969 il Circo a tre Piste. Nel 197
Circorama con un grande schermo per delle “stereocineanimazioni”. Nel1973 il Circo delle Mille e una Notte, da un’idea di Fellini, con le coreografie
di Gino Landi, e i costumi di Danilo Donati (già Oscar nel 1967 per Labisbetica domata di Franco Zeffirelli). Nel 1976 il Circo delle Amazzoni,
composto di sole donne. Parallelamente Liana è spesso impegnata in
spettacoli teatrali come il Liana Orfei Show (regia di Gino Landi, 1978) Ma
anche nella metodologia di marketing sono segnati passi importanti
attraverso un moderno impatto con i media, e delle accurate strategie

pubblicitarie. Nel 1975 Liana sposa Paolo Pristipino un funzionario di Banca
di Roma che diventerà suo compagno di tutte le future iniziative. Alla fine
degli anni ‘70 comincia però una crisi diffusa del settore circense che porta,
nel 1977, all’ulteriore divisione da Rinaldo. Dopo aver importato nel 1982, per
la prima e unica volta in Italia il Circo della Corea del Nord, nel 1984 avviene
la definitiva scissione con Nando. Nello stesso anno, Liana e il marito
Pristipino, fondano il Golden Circus, una rassegna di artisti internazionali che
si tiene a Roma nel periodo natalizio.

Moira Orfei

Nome d’arte di Miranda Orfei, artista e proprietaria di circo italiana (Codroipo,
Udine, 1931)
La più conosciuta fra gli artisti di circo italiani e praticamente l’unica in grado
di reggere il confronto, in quanto ad indice di popolarità, con personaggi di
altre e più frequentate forme di spettacolo. La fama di Moira Orfei si coagula
fin dagli anni ‘60 grazie all’occorrere di diverse circostanze: la partecipazione
a film di buon successo commerciale, le numerosissime apparizioni a
programmi televisivi di primaria importanza, i milioni e milioni di manifesti
riproducenti il suo volto sorridente affissi in tutta Italia. E soprattutto il suo
essere un personaggio con delle caratteristiche precise, sempre uguali;
siano esse esteriori, come la pettinatura, il trucco, i vestiti; sia interiori, come
l’amore per il marito, la famiglia ed il lavoro. Caratteristiche, quelle citate,
ripetute all’infinito, senza sbavature, con la costanza di mantenere uguali
certi punti di riferimento negli anni, con la forza di un marchio. Nata in un
carrozzone a Codroipo nel piccolo circo del padre Riccardo, alla sua morte
viene accolta nel circo dello zio Orlando. A sei anni è già buona generica.
Negli anni ‘60 intraprende la carriera cinematografica che la porterà ad
apparire in una cinquantina di film. Nel 1961 sposa Walter Nones, conosciuto
in Kuwait nel 1959. Nel 1962 Moira e Walter intraprendono una poco
fortunata società con le sorelle “Medrano” ma è nel 1963 che arriva il vero
successo con l’inaugurazione del “Circo di Moira Orfei”. Oltre a presentare da
sempre spettacoli di altissimo livello, il complesso segna alcune tappe
importanti nella storia del circo italiano, passando dall’estetica della grande
attrazione dei primi anni ‘70 (come “l’uomo proiettile”), al colossale Circo sul
Ghiaccio (con due piste, una ghiacciata ed una tradizionale, ispirato alle
sfarzose riviste americane e considerato dalla critica uno dei migliori
spettacoli circensi italiani del dopo guerra); dallo spettacolo a rivista co
Alighiero Noschese (Follie sul Ghiaccio, 1974) alla scelta di attingere adartisti dell’enorme serbatoio sovietico negli anni ‘80 con Moira più Mosca. Per
arrivare infine alla produzione odierna, particolarmente attenta al ritmo,
all’eleganza e all’organicità dello spettacolo. Dal 1975, sotto diverse insegne,
il complesso comincia ad effettuare numerose tournée all’estero. Da
ricordare quella del 1977 in Iran, quando il circo rimane bloccato con 100
artisti e 50 animali in seguito all’insurrezione popolare. Viene mobilitato il
Ministero degli Esteri che fa inviare la storica Achille Lauro a recuperare
personale, animali ed attrezzature. Importante primato del complesso di
Moira Orfei è quello di essere stato il primo circo italiano a conquistare, nel
1987, un Clown d’Oro al Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, con
un numero di 12 tigri, progettato e prodotto da Walter Nones con
l’ammaestratore olandese Jean Michon, e presentato nel principato di
Monaco dal fratello più giovane Massimiliano Nones. Del 1989 un altro
importante riconoscimento, un Clown d’Argento per il numero di animali
esotici e per l’alta scuola d’equitazione presentati dai figli di Moira e Walter:
Stefano e Lara Orfei Nones. Questi ultimi sono considerati fra i più completi
artisti di circo italiani della nuova generazione. Grazie all’aiuto di esperti
maestri hanno acquisito una buona conoscenza di numerose discipline
circensi, arrivando in alcuni casi a padroneggiarle del tutto. Entrambi si
dedicano inoltre, con sempre crescente attenzione, alla concezione dello
spettacolo, impiegando gran parte del loro tempo a provare nuovi numeri o a
raffinare quelli già presentati.

Orlando Orfei

Artista e direttore di circo italiano (Riva del Garda, 08.07.1920)
Figlio di Paolino Orfei ed Ersilia Rizzoli, a lui in primo luogo sono dovuti la
fama ed il successo del nome Orfei ed in parte il rinnovamento del circo
italiano degli anni ‘60. Seppur privo di grosse qualità tecniche, Orlando è
dotato di un’enorme comunicativa che gli serve in pista e fuori, nel contatto
con le istituzioni. Dopo la seconda guerra mondiale Orlando inizia la propria
carriera di direttore di circo cucendo assieme brandelli dei teloni cerati di
mezzi belligeranti americani. Dopo i primi timidi successi acquista un piccolo
vero tendone e debutta a Modena (zona da allora prescelta dagli Orfei per
importanti debutti). Prende il nome di Circo Nazionale Orfei dei fratelli
Orlando e Paride (quest’ultimo muore nel 1956, in pista, suonando la
tromba). La crescita del complesso è inarrestabile e con essa l’ingaggio di
buoni artisti e l’acquisto di sempre nuovi animali. Attorno alla metà degli anni
‘50 inizia la sua carriera di ammaestratore di belve che lo renderà
celeberrimo, segnalandolo per l’uso dello stile “in dolcezza” e per il suo
innato carisma di uomo di spettacolo. Nel proprio circo esibisce l’acerba
bellezza delle giovanissime Moira e Liana (chiamate sorelle Orfei, seppure
solo cugine). Orlando prende parte a numerosi film, come attore o figurante,
ed è ospite delle prime importanti trasmissioni televisive. Ormai famosissimo,
imposta il proprio spettacolo in maniera insolita per il tempo con molte
concessioni alla grande rivista: fontane danzanti, parate, coreografie.
Estetica questa che rimane poi nel DNA di tutti i grandi Orfei. Nel 1964 inizia
a presentare un numero di iene ammaestrate che gi dona una rinnovata
notorietà. E’ anche il circense che per primo avvicina il circo alle istituzioni.
Nel 1958 Papa Giovanni XXIII incontra per la prima volta degli artisti circensi
in Vaticano. Orlando, nominato presidente dell’Ente Nazionale Circhi, riesce
anche a sensibilizzare la classe politica del tempo. Nel 1968 si trasferisce in
Brasile dove fonda con i propri figli Alberto, Viviana, Mario e Maurizia, il Circo
Nazionale Italiano e dove gestisce un grande parco di divertimenti. Nel 1978
fa una breve rentrée come ammaestratore al Circo del nipote Nando Orfei.

Famiglia Palmiri

Famiglia di artisti e proprietari di circo italiani.
Capostipite è Angelo Palmiri (Brescia, 22.03.1875-18.03.1949) che
abbandona gli studi religiosi per seguire una compagnia di attori girovaghi.
Sposa Albina Ferrua (04.04.1882-19.09.1970). Incontrati i coniugi Melzi, si
stacca dagli attori fondando il circo Palmiri, piccolo complesso che presenta
uno spettacolo di duetti cantati, pose plastiche e farse. Nascono Giovanni
(07.06.1906-30.06.1949); Eleonora (12.02.1907 - 04.06.1990); Evelina
(23.09.1909 - 14.10.1918); Ines (23.03.1916); Savina (29.06.1918) ed Egidio
(28.07.1923). Apprendono le acrobazie aeree che li renderanno famosi e le
aggiungono ai propri spettacoli. Attorno agli anni venti si forma il Circo
Olimpico che comincia a dare una certa notorietà alla famiglia. A primeggiare
è ancora il capostipite, bravissimo clown con il nomignolo “Fiacca”. Poi
Giovanni si afferma per il suo coraggio e per l’inventiva che applica nella
creazione di nuove attrazioni o nel miglioramento di quelle esistenti. Si
specializza nei numeri da brivido eseguiti a grande altezza. Inventa e fa
costruire attrezzi come la moto della morte e l’aerolite, un derivato della
“bilancia”, tutti atti ad eseguire spericolate acrobazie aeree. Agli inizi degli
anni trenta i Palmiri fondano l’Arena Azzurra nella quale propongono i loro
numeri aerei ad altezze davvero notevoli. Sono notati da impresari stranieri e
dal 1938 vengono ingaggiati nei maggiori circhi europei del tempo, Amar,
Barum, Bouglione, Busch, Hagenbeck, Krone, Rancy, Schumann oltre al
circo stabile Carré, dove avviene la prima seria caduta dall’areolite che lascia
Egidio con i polsi anchilosati. Da allora sono spesso vittime di incidenti di una
certa gravità (in una caduta Giovanni riporta 42 fratture) che però non ne
fermano la determinazione. Nel 1945 rientrano in Italia e sono ingaggiati dai
fratelli Togni. Poi si rimettono in proprio e costituiscono la più grande arena
mai esistita, chiamata Original Palmiri, una struttura molto complessa con al
centro una pertica oscillante che supera i 60 metri di altezza. Nel 1947
Giovanni acquisisce fama internazionale per la spettacolare evoluzione ad un
trapezio fissato alla carlinga di un piccolo biplano da turismo che, in volo
sopra piazza del Duomo di Milano, gli permette di mantenere un voto fatto
durante la guerra in germania: se avesse riportato la famiglia salva in patria,
avrebbe portato dei fiori alla Madonnina, dal cielo. Una delle maggiori
attrazioni di Giovanni resta quella dei centauri, un esercizio effettuato ad
un’altezza di venti metri dal suolo con una moto che traina due trapezi su un
binario circolare metallico dove la moglie Mafalda e la figlia Nella dall’altra
eseguono delle evoluzioni. Il 30 giugno 1949, a Mestre, per una banale
scivolata, Giovanni perde la vita. Malgrado la disgrazia l’Original Palmiri
prosegue l’attività. Egidio sostituisce Giovanni. Nell’autunno dello stesso
anno, non potendo esibirsi all’aperto nei mesi invernali, i Palmiri montano
uno spettacolo di circo rivista, forse il primo di sempre ad esibirsi con un
palco e senza numeri di animali. Eseguendo lo stesso numero del marito
Giovanni, due anni più tardi, il 17.05.1951, muore Mafalda. La troupe aerea
cessa l’attività. Nel 1952 Egidio sposa Leda Bogino e con la sua
fondamentale assistenza il circo Palmiri diventa fra i più importanti dell’epoca
e lancia alcuni dei maggiori artisti italiani di allora, come i Nicolodi, i Larible, i
Nones e, più tardi, i Merzari. Nel 1955 preso atto che senza animali il
pubblico non era più attratto, il Palmiri si fonde con il maggior circo della
Scandinavia, il danese Benneweis. Nel 1952 Egidio diventa Presidente
dell’Ente Nazionale Circhi, impegnandosi per un riordino delle
regolamentazioni in materia. Nel 1988 fonda l’Accademia del Circo che da
allora presiede.

Enrico Rastelli

Giocoliere italiano nato a Samara sul Volga (Russia) il 18.12.1896, morto a
Bergamo il 13.12.1931
Considerato il più grande giocoliere di tutti tempi. Dopo una formazione
enciclopedica, avvenuta soprattutto in Russia nei piccoli circhi itineranti dove
era scritturata la propria famiglia (a San Pietroburgo riceve persino lezioni di
danza da un giovanissimo Nijinsky), nel 1915 incontra un giocoliere
giapponese, Takashima, dal quale apprende le antiche tecniche della
giocoleria orientale, oltre ad un enorme rispetto e considerazione per il
proprio lavoro. Questi requisiti, unitamente ad un'innata e spiccatissima
predisposizione ed un'incredibile costanza negli allenamenti, lo portano ad
eseguire virtuosismi mai più eguagliati, come la giocoleria di otto piatti
realizzata con un vaso in equilibrio sulla fronte, saltando la corda con una
gamba mentre l’altra è impegnata a far roteare un cerchio. Dopo un breve
tirocinio in Italia con gli impresari Gatti e Manetti, Enrico lascia
definitivamente il circo per i più remunerativi teatri di varietà ed inizia ad
essere noto soprattutto all’estero dove ottiene il maggior numero di scritture
negli anni venti. Nel 1922, in Spagna, Fregoli sospende per una sera il suo
spettacolo per ammirare il debutto a Barcellona del celebre giocoliere, suo
amico. L’America, la Francia, e la Germania sono le nazioni dove R. riscuote
maggior successo esibendosi nelle più prestigiose sale di spettacolo, quali il
Palace di New York, il Medrano di Parigi e il Wintergaten di Berlino. Il 1931
pare l’anno destinato a segnare la sua consacrazione anche in patria, grazie
ad un contratto con la potente ditta Suvini-Zerboni. Ma pochi giorni dopo il
suo debutto al teatro Duse di Bergamo, Enrico muore per una forma di
emofilia; congenita, ma maturatagli in seguito ad una lieve ferita riportata in
scena durante un’esibizione. Oltre che per gli incredibili virtuosismi, Enrico si
ricorda per l’introduzione nella giocoleria dei concetti di essenzialità, velocità
ed eleganza; in assoluto contrasto con le lente e macchinose esibizioni dei
nerboruti giocolieri del tempo. Le perfette simmetrie degli oggetti che
giocolava e dei movimenti del suo corpo lo pongono fra i pochi artisti di circo
e di varietà ad essere frequentemente ricordato negli scritti di molte
personalità della cultura di allora, come Colette, Jean Cocteau, Oskar
Schlemmer (che fece adottare il training del giocoliere ai propri allievi di
teatro), oltre ai nostri Orio Vergani e Vito Pandolfi.

Famiglia Rastelli

Clown italiani.
Pronipoti del celebre giocoliere Enrico Rastelli. Negli anni trenta presentano
un’entrata musicale classica ed un buon numero di acrobazia al trampolino
elastico. Dagli anni sessanta si specializzano nel numero dei clown che
portano ad un livello tale da essere considerati fra i migliori del loro genere.
La formazione tipo è composta dal papà Alfredo, i figli Vittorio ed Oreste e la
moglie di questo, Francesca. La loro comicità, resa più gustosa dai
virtuosismi musicali di cui sono capaci, è basata sulla lotta con gli attrezzi,
con pianoforti che esplodono e strumenti musicali che vanno in frantumi. Si
esibiscono per lunghe stagioni con Holiday on Ice e in Italia al Circo
Americano dei Togni.

Rhum

Nome d’arte di Enrico Sprocani (1904-1953) clown.
Dal particolare talento acrobatico e capace di geniali intuizioni comiche, è
considerato tra i principali innovatori del ‘900 della maschera circense
dell’augusto, che egli sviluppa nelle pantomime che lo vedono protagonista al
Medrano di Parigi e le numerose entrate al fianco dei clown bianchi più
celebri (Dario, Alex, Pipo). Rhum ebbe celebri ammiratori, da Guitry, Copeau,
Picasso, fino a Fellini che gli rende esplicito omaggio ne I clowns (1970).

Darix Togni

Domatore e direttore circense.
Ricordato come l'uomo più celebre nella storia del circo italiano, Darix T.
(figlio di Ercole) negli anni '50 e '60 rende popolare il personaggio del
"gladiatore" tra le belve feroci. Negli stessi anni dirige col fratello Wioris un
circo che, soprattutto nei lunghi soggiorni a Milano, riesce a presentare agli
italiani le maggiori novità circensi dell'epoca. Darix è controfigura di numerosi
divi del cinema nel filone "peplum" del secondo dopoguerra. Dopo la sua
scomparsa (1976) il circo è diretto dal figlio Livio, anche sotto altre insegne,
(Florilegio).

Famiglia Togni

Dinastia circense italiana.
Fondato nel 1872 da Aristide, il circo Togni è l'unico in Italia a mantenere
elevati livelli di qualità per cinque generazioni, pur sdoppiandosi in numerose
imprese. Proclamato Circo Nazionale negli anni '30 dal regime fascista, nel
dopoguerra si divide in tre principali nuclei: il circo di Cesare Togni (attivo fino
al 1992), il Circo Americano a tre piste diretto da Enis Togni (negli anni '60
intitolato anche "Williams" ed "Heros"), ed il circo Darix Togni divenuto nel
1991 Florilegio. Alla quinta generazione, i Togni continuano a distinguersi per
tradizione, oltre che come eccellenti imprenditori capaci di tournèes mondiali,
come artisti: in particolare trapezisti, cavallerizzi, addestratori di belve ed
elefanti, clowns. Tra i più celebri oltre a Darix e Flavio: negli anni '30 Ercole,
pioniere dell'industria circense italiana e poi co-fondatore dell'AGIS;
Ferdinando, negli anni '40 addestratore di cavalli (tradizione seguita dai figli
Bruno, Enis, Willy, Adriana); il già citato Cesare, col fratello Oscar direttore di
circhi a tre piste negli anni '50 e '60; negli anni '90 Livio; i fratelli Holer (noto
stuntman) e Divier (il maggior impresario italiano di teatri tenda).

Flavio Togni

Addestratore italiano.
Figlio di Enis, Flavio è considerato uno dei maggiori addestratori
contemporanei di elefanti e cavalli, e si è esibito in quasi tutti i paesi europei
nelle tournèe del proprio Circo Americano oltre che negli Usa, con la tournèe
1991-92 del Ringling Bros. And Barnum & Bailey che ha visto l'artista
italiano, come vedette del programma esibirsi al Madison Square Garden.
Flavio, che è riuscito a presentare fino a 25 elefanti, ha ricevuto innumerevoli
onorificenze ed è l'unico artista al mondo ad aver ricevuto tre volte (1976,
1983, 1998) il Clown d'Argento al Festival di Monte Carlo.

Famiglia Travaglia

Famiglia italiana di artisti di circo.
I Travaglia sono fra i più rappresentativi della classica tipologia delle piccole
troupe di circensi attivi fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Il loro spettacolo
è composto principalmente dai numeri di famiglia eseguiti da Damiano, il
figlio Romolo e le figlie Giulia, Antonietta, Giuseppina e soprattutto Ginevra,
antipodista ed ottima cavallerizza, e Amelia, avvenente funambola. I
Travaglia sono fra i primi ad importare in Italia il tendone all’americana, con
due antenne ed i contropali di sostegno. Effettuano numerose tournée
all’estero, in Grecia, Egitto, Svizzera e Francia. Allo scioglimento del nucleo
famigliare i membri si imparentano con altre dinastie di tradizione circense.

Massimiliano Truzzi

Giocoliere italiano (Lodz, Polonia, 04.12.1903 - Sarrasota, Florida,
1974)
Proviene da una famiglia italiana stabilitasi in Russia, dove ottiene una certa
notorietà per l’ottima conduzione di circhi e l’allestimento di colossali
pantomime. E’ allievo di Enrico Rastelli quando costui è ingaggiato nel circo
Truzzi nel 1915. Durante la rivoluzione russa i Truzzi si rifugiano a
Costantinopoli perdendo molti dei loro beni ma continuando la carriera
artistica. Massimiliano sviluppa un numero lungo 35 minuti nel quale mostra
un repertorio impressionante: nove palle, cinque clave, sei piatti con una
palla sulla fronte e il palleggio con la testa di tre palloni, il tutto a grande
velocità e con un vistoso costume indiano che sostituisce a fine carriera con
uno spagnolo. Nel 1940 è ingaggiato da Ringling Brothers. and Barnum &
Bailey dove è il primo giocoliere di sempre ad esibirsi sulla pista centrale. Si
ritira nel 1960.

Ugo Zacchini

Artista di circo italiano (1898-1975).
Afferma in Italia ed in America il numero dell’“uomo proiettile”, nel quale
viene scaraventato ad una trentina di metri di altezza e a sessanta di
distanza, da un ordigno ad aria compressa fatto passare per un cannone.
Diplomato all’Accademia dell’Arte di Roma nel 1919, disegna da solo i suoi
attrezzi e debutta nel 1922 a Malta nel Circo Olimpico diretto dal padre
Ildebrando. Nel 1929 viene scritturato in USA al Ringling Bros. and Barnum &
Bailey, dove, nel 1934, presenta con il fratello Mario anche una versione
doppia del numero. Attorno agli anni quaranta la famiglia si fraziona e uomini
e donne proiettili Zacchini si esibiscono un po’ ovunque. Nel 1961 Ugo lascia
il circo e sono il figlio ed il nipote, entrambi omonimi, a continuare la
tradizione di famiglia.

Famiglia Zavatta

Dinastia circense italiana.
Il circo Zavatta nasce nel 1844 ad opera di Antonio, acrobata al seguito della
compagnia Chiarini. Con l’ampliarsi della famiglia, tra il 1875 ed il 1890 si
contano tre circhi Zavatta, in tournée nel nord Italia e anche nell’Europa nordorientale.
Legandosi ad altre rinomate dinastie europee, gli Zavatta si
affermano nelle varie generazioni non solo come direttori di circhi (i quali si
spingono anche in Africa) ma anche come valenti artisti internazionali sia nel
circo che nel varietà. I cavallerizzi Zavatta-Zoppè conquistano nel 1963 gli
USA dando vita ad un ramo americano della famiglia; Maurizio è uno dei più
validi saltatori italiani della prima metà del secolo; il clown funambolo Emilio è
negli anni ‘50 una vedette dei maggiori circhi europei e americani. Ma il ramo
più celebre è quello francese, dove il cognome Zavatta diviene sinonimo
stesso di circo, grazie alla popolarità del clown Achille (1915-1995),
probabilmente l’artista circense francese più popolare della seconda metà del
secolo, tanto che ai suoi imponenti funerali presenzia anche il Presidente
della Repubblica francese. Achille Zavatta diviene un celebre augusto dallo
sterminato repertorio nei programmi dei circhi stabili parigini per poi fondare
un proprio tendone itinerante negli anni ‘70, tuttora gestito dagli eredi
assieme ad altri tre o quattro complessi con lo stesso nome attivi in Francia.
Gli Zavatta sono oggi tra le dinastie circensi più ramificate nel mondo e in
Italia esistono ancora due o tre circhi con questo nome.

 

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