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Ambarabacicircoco di EnzoPazzo e MonikComik

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Geografia del circo
Scritto da Administrator   
giovedì 01 marzo 2007

Geografia

Accademia del Circo

Istituto di formazione professionale delle arti circensi

Fondazione patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e gestita

dall’Ente Nazionale Circhi. Nasce per far fronte alla crescente difficoltà nella

trasmissione di tecniche circensi emersa in particolare dagli anni settanta

quando, con lo sviluppo delle imprese famigliari in aziende, diventa più

difficile per i circensi tramandare alle nuove generazioni le discipline di base

della pista. La volontà di aprire una scuola del circo risale però, in nuce, nella

mente del fondatore Egidio Palmiri sin dal 1940, quando visita una struttura

del genere in Lettonia. Nel 1968 le speranze sembrano potersi concretizzare

con l’emanazione della legge 337 che “riconosce la funzione sociale del

circo”, ma il progetto è accantonato per mancanza di fondi. Nel 1988 grazie

all’impegno, anche concreto, dei consiglieri dell’Ente Nazionale Circhi, titolari

dei maggiori circhi italiani, il progetto viene realizzato sull’esempio di Scuole

Statali di Circo quali quella di Mosca e quelle francesi. I primi corsi vengono

ospitati nei quartieri invernali di Enis Togni a Verona. Nel 1990 la sede viene

trasferita a Cesenatico, nei locali di una ex colonia. L’Accademia è l’unica

istituzione di formazione professionale circense esistente in Italia e l’unica a

modello convittuale di tutto il mondo occidentale. Il corso è articolato in

quattro anni ai quali vengono ammessi allievi dagli 8 ai 16 anni, e permette

l’apprendimento di elementi delle varie discipline circensi. Dalla sua

fondazione l’Accademia ha diplomato oltre 40 allievi, oggi impegnati nelle

piste dei più prestigiosi circhi italiani e stranieri. Numerosi i premi ottenuti a

festival internazionali, da ricordare la medaglia d’Oro dei fratelli Peres al

Festival di Parigi e il clown d’Oro conquistato al Festival di Monte Carlo dalla

famiglia Casartelli con “la festa del cavallo” con una dozzina di diplomati

dell’Accademia. Ma soprattutto il Clown d’Oro nel 2004 dei Fratelli Errani. Da

segnalare la presenza di ottimi istruttori provenienti dalla Scuola del Circo di

Mosca o da famiglie italiane di tradizione, come Jarz, Nicolodi, Cardona,

Larible e Merzari, oltre alla nota contorsionista portoghese Fatima Zohra.

L’Accademia garantisce anche l’alfabetizzazione di base degli allievi di

provenienza circense altrimenti costretti ad un frustrante girovaggare per le

scuole di tutta Italia. Di recente l’Accademia ha costituito dei corsi di

articolazione più elastica al fine di poter accogliere studenti esterni o di età

superiore al normale, impossibilitati a frequentare per quattro anni o costretti

da contingenze di ordine pratico a soggiornare fuori dalla struttura.

Big Apple Circus

Fondazione circense statuniutense.

Fondato nel 1982 dagli artisti di strada Paul Binder e Michael Christensen, il

B.A.C. è importante per aver introdotto al pubblico americano il circo

tradizionale ad una pista di tipo europeo, con una teatralizzazione basata

sullo studio della storia del circo e un ruolo centrale delle esibizioni equestri,

con l'impiego di artisti internazionali del massimo livello. Modelli diretti sono i

circhi Gruss e Roncalli. Gli spettacoli del B.A.C. si distinguono per la

metodologia produttiva tipica del musical e del teatro commerciale

americano, nella concezione di scene, costumi, luci e musiche originali. Di

vocazione popolare, il B.A.C. si sposta attraverso i quartieri di New York e le

città della West Coast. Caratteristica del B.A.C., fondazione senza scopi

lucrativi, è il forte legame con le politiche sociali della città di New York con

impegno in attività didattiche e benefiche. Ogni anno il nuovo spettacolo

affronta un diverso tema della cultura popolare americana e pianta le tende

al Lincoln Center, di fianco al Metropolitan.

Circo di Budapest

Circo stabile statale ungherese.

Lo stabile di Budapest nasce nel 1891 grazie a Wulff Ede, proveniente da

una famiglia tedesca di domatori. L’edificio, capace di 2300 posti, desta

notevole sensazione tra gli abitanti della città ed ottiene un enorme successo

di pubblico. In seguito Ede lascia la direzione, il livello dei servizi va

peggiorando e l’edificio viene trasformato in una grande uccelliera ad uso

dell’adiacente parco zoologico. Nel 1904 Matyas Beketow riesce ad ottenere

un buon contratto di affitto e a riportare lo stabile di Budapest agli antichi

splendori. Ma le condizioni economiche del direttore russo peggiorano, nel

1929 I'impresa dichiara fallimento e Beketow si uccide gettandosi nel

Danubio. Il circo viene preso in mano dalla municipalità che lo affida in

sequenza a vari direttori fino a farlo arrivare nel 1935 tra le mani di Gyorgy

Fenyes, il quale scrittura artisti di fama mondiale (tra i quali Charlie Rivel),

stimolando allo stesso tempo il vivaio nazionale. Nel 1943 il circo è costretto

a chiudere per le attività belliche. La fine della guerra e l’arrivo dei russi

portano a una lenta decadenza. Nel 1949 il circo diventa statale,

l’organizzazione che se ne occupa è la Magyar Cirkusz es Varieté. Alla fine

degli anni ‘60 la struttura è però fatiscente, così, nel 1971, viene buttato giù il

vecchio stabile e costruito l’attuale Fovarosi Nagycjrkusz, con 1800 posti,

ampie scuderie per gli animali e un hotel per gli artisti. La direzione passa da

Gaborne Eotvos a Tamas Radnoti fino ad arrivare, nel 1988, all’ex artista

Istvan Kristof (Clown d’Argento al Festival di Monte-Carlo del 1977). Oltre

allo stabile esistono due quartieri invernali ben attrezzati e l’Istituto nazionale

di formazione degli acrobati, nato nel 1950 per volere del Ministero

dell’Educazione. Negli anni ‘90 il Circo di Budapest esegue alcune tournée in

Italia con alterna fortuna.

Circo Cinese

Denominazione dell’insieme di discipline e gruppi acrobatici della Repubblica

Popolare Cinese.

La Cina è formata da ventuno Province, cinque Regioni autonome e tre

Municipalità direttamente governate e in essa agiscono oltre cento

compagnie acrobatiche che non sono controllate da un unico organismo,

seppure tutte sotto la responsabilità del Ministero della Cultura. Le

compagnie si esibiscono su palcoscenico e i tendoni utilizzati sono rari.

Esiste un unico circo stabile, a Wuhan. La compagnia, nucleo centrale

dell’attività acrobatica in Cina, è formata da un minimo di quaranta fino ad un

massimo di circa centocinquanta persone. Di solito viene divisa in due distinti

settori, di lavoro e di formazione. Nel gruppo di formazione vengono

insegnate le varie discipline dell’acrobazia ad allievi molto giovani ai quali

vengono messe a disposizione tutte le facilitazioni per perfezionare la loro

arte. Grazie alla commistione con altre forme culturali, l’acrobazia in Cina è

diventata una forma d’arte composita ed armoniosa. D’altronde proprio in

questa nazione, già nella prima metà del settecento, le arti dell’acrobazia

venivano praticate e insegnate assieme a quelle del canto, della danza e

della recitazione nel famoso
Giardino dei Peri. E anche per questo, nei

numeri acrobatici cinesi, sono frequenti le citazioni ed i riferimenti a miti e

leggende popolari o a temi ricorrenti dell’Opera di Pechino. Del resto la

grande tradizione acrobatica asiatica ha avuto le sue antiche origini

soprattutto in Cina, ed è qui che sono avvennute le trasformazioni più

interessanti del nostro secolo. Negli ultimi anni della dinastia Qing, ovvero

all’inizio del ‘900, la Cina non riesce ad offrire dignitose condizioni sociali ai

propri giocolieri i quali si esibiscono soprattutto in dei tendoni itineranti simili

a quelli europei ma immersi nella più scura miseria. Gli artisti cinesi riescono

ad ottenere una certa considerazione ed un certo status solo nel 1949,

quando, con l’avvento di Mao Tse-Tung e la nascita della Nuova Cina, viene

messa in opera la nazionalizzazione di tutti i complessi acrobatici. La prima

esibizione del genere nella Nuova Cina viene organizzata nel 1950 a

Pechino, su ordine del Primo Ministro Zhou Enlai. La compagnia è formata

da acrobati provenienti da diverse province e i numeri eseguiti nel corso della

rappresentazione sono stati selezionati dallo stesso Primo Ministro secondo

criteri di validità e moralità. Vuole infatti che siano applicate severe censure

sui numeri ritenuti capaci di donare emozioni troppo crude. Scrive:

“L’acrobazia dovrebbe dare al popolo un piacere estetico e una sensazione

piacevole. Nè deformità nè stimoli troppo forti devono essere usati per

attirare il pubblico.” Enlai è quindi un precursore della moderna tendenza

circense verso forme più raffinate di spettacolo. Grazie alla sua

determinazione vengono del tutto eliminate le esibizioni dei fenomeni della

natura, così come tutti gli eccessi del fachirismo o di esibizioni similari basate

su sensazioni brutali. Dall’arte acrobatica viene inoltre eliminata ogni seppur

minima componente di rischio ed introdotto l’uso di rigorose norme di

sicurezza. Il motto degli acrobati di tutta la Cina diviene: “Lasciamo che

sboccino cento fiori, strappiamo le vecchie erbacce ed avanziamo nel

nuovo”. I numeri devono essere semplici, eseguiti con grazia, senza

eccessive forme di protagonismo individuale. Inoltre gli spettacoli delle

compagnie di ogni differente provincia devono essere caratterizzati con

sapori e colori tipici delle proprie tradizioni. Così uno stesso numero eseguito

da complessi di provenienza diversa può apparire del tutto distinto e perciò

portatore di motivi di interesse. Il successo della prima compagnia acrobatica

è tale da ispirare la nascita di gruppi simili in tutto il territorio cinese.

Secondo alcune statistiche in Cina sono oggi attivi più di dodicimila artisti

impegnati in una varietà incredibile di discipline ed oltre duecento sottogeneri

differenti.

L’acrobazia ha avuto un ruolo importante negli scambi culturali della

Cina con gli altri paesi del mondo e anche in momenti difficili per le relazioni

internazionali, le compagnie di acrobati cinesi sono state ben accolte dal

pubblico di diverse nazioni. La Cina è assieme all’URSS prima e alla Russia

poi, la nazione che più di ogni altra ha fatto man bassa di premi nelle varie

manifestazioni e festival di circo e di arte acrobatica fioriti un pò ovunque

negli ultimi ventanni. I numeri inviati ai festivals internazionali vengono

accuratamente selezionati attraverso manifestazioni a carattere nazionale

alle quali prendono parte decine di numeri e centinaia di artisti cinesi e dove

la competività fra le diverse province è spinta al massimo e motivazione di

grandi stimoli.

Interessante, da un punto di vista antropologico, quanto accade a

Wuqiao, Liaocheng, Yancheng e Tianmen, località che godono

dell’appellativo di “case dell’acrobazia”. In esse tutti gli abitanti del luogo

eseguono per la strada esercizi di acrobazia e di giocoleria come giocassero

al pallone o a nascondino.

Cirque d’Hiver

Circo stabile parigino. Costruito dall’architetto Charles Hittorf come Cirque

Napoleon nel 1852, è oggi considerato monumento storico ed è l’unico circo

stabile ancora in piedi a Parigi a simboleggiare l’età imperiale del circo

quando, a cavallo tra i due secoli, la capitale francese vantava una decina di

questi edifici. Capace di oltre 2000 posti, di notevole valore architettonico e di

moderna concezione (vi è un palcoscenico accanto alla pista, la quale può

trasformarsi in piscina) è inizialmente diretto da Dejan che qui consacra negli

anni ‘20 i clown Fratellini. Nel 1934 l’edificio è acquistato dalla famiglia

circense Bouglione che ne rilancia i fasti circensi negli anni ‘50 e ‘60. Oggi,

sempre di proprietà Bouglione, funziona per concerti o grandi eventi e da

qualche anno ospita sfarzose produzioni dei fratelli Bouglione.

Cirque du Soleil

Impresa circense canadese.

Nato nel 1987, per iniziativa dell'artista di strada Guy Lalibertè (l'attuale

presidente fondatore), il C.d.S. è la più grande impresa circense del mondo,

contando nel 1998 tre circhi itineranti (Europa, Asia, America), cinque

permanenti (Orlando e quattro a Las Vegas), un centro di creazione a

Montreal, un dipartimento europeo ed uno orientale con un totale di circa

1500 dipendenti. Dal 1987 al 1998 il C.d.S. ha prodotto 11 spettacoli visti da

10 milioni di spettatori in Asia, America ed Europa.

Il C.d.S. ha dato vita con successo a modelli completamente nuovi nel

campo della creazione, promozione e diffusione del prodotto circense,

creando di fatto un nuovo pubblico, un nuovo mercato e nuove esigenze.

Basi artistiche sono: l'assenza di animali, la rinuncia a qualunque stereotipo

circense, il ruolo costruttivo della musica. Ciascun spettacolo è costruito con

la formazione di una troupe di artisti di base in cui, facendo convergere le

tradizioni acrobatiche occidentali con le orientali, il sapere dell'artista

circense viene arricchito con tecniche attoriali o coreografiche. Attraverso

sedute di improvvisazione viene sviluppato il tema di ciascun spettacolo. Al

gruppo artistico di base vengono integrati numeri internazionali ma adattati al

contesto estetico di ciascuna produzione. Definendo nei primi anni tali

elementi grazie alla presenza decisiva del regista Guy Caron, il C.d.S. ricorre

dal 1989 alle regie di Franco Dragone, che introduce le tecniche di

commedia dell'arte contemporanea e il lavoro con le maschere. Negli anni, il

C.d.S.. passa a standard tecnologici elevatissimi e ad un'estetica di tipo

metaforico e molto affine alla sensibilità new age: l'artista circense può

interpretare le dimensioni sociali dell'uomo contemporaneo (
Saltimbanco,

1992 o Quidam, 1997) o il senso mistico del rapporto tra uomo e natura(

Nouvelle Experience, 1991 e Mystere, 1993), o animare uno spettacolocostruito su un tema ancestrale come quello del volo (Alegria, 1995).

Ciascuno spettacolo è sfruttato in tournèe per una media di quattro anni. Gli

spettacoli del C.d.S., benché sempre svolti sotto un tendone, rivoluzionano

ogni volta lo spazio scenico circense e creano, specie nei costumi e nella

musica (dalle suggestive commistioni culturali), un'estetica attraente e al

contempo astratta, originalissima e priva di referenti esistenti. Tale visione ha

enormemente modificato, dagli anni '90, il concetto stesso di circo e la

costruzione dei numeri circensi influenzando anche scuole tradizionali come

quelle russe o cinesi.

Circo della Corea del Nord

Complesso statale circense nordcoreano.

Pur nell’assurdo isolamento nella quale è confinata, Pyongyang è oggi una

delle più importanti capitali del mondo del circo, la cui grandezza è

condensata in un insieme di antiche tradizioni, recenti successi e moderni

piani di sviluppo. Entrata nel 1876 a far parte dell’orbita nipponica, produce

molte delle compagnie giapponesi che furoreggiano in Europa a cavallo dei

due secoli. Il 9 settembre 1948 viene fondata la Repubblica Popolare

Democratica. Il 10 giugno 1952, il Presidente Kim Il Sung ordina

l’allestimento di alcuni spettacoli circensi anche nella prospettiva di effettuare

dei festeggiamenti per la vittoria nella guerra di quegli anni. In seguito alla

tregua del 27 luglio 1953 il circo inizia a svilupparsi. Kim Il Sung scrive:

“Dobbiamo creare un’arte acrobatica che adoperi con giudizio la cultura fisica

e l’arte tutta e sviluppi le tradizioni nazionali per educare il popolo ad un

patriottismo socialista”. Gli artisti circensi si adoperano così nella creazione

di vere e proprie opere di agit prop acrobatico ad alto contenuto ideologico:

Gli acrobati al lavoro sulla gru, L’elettricista contento, Il difensore della costa

e altri numeri nei quali sono interpretati principalmente i ruoli di operai e

soldati. Nel dicembre del 1962 viene inaugurato il circo stabile costruito, con

chiara influenza sovietica, sulla collina di Moranbong, nel pieno centro della

città. Lo stesso anno viene creata la Scuola delle Arti del Circo, per garantire

la trasmissione delle tecniche ai giovani artisti. Oggi in Corea esistono due

principali organismi dedicati alle arti acrobatiche: la Troupe Acrobatica

dell’Esercito, che si esibisce nel vecchio circo sulla collina Moranbong

affidato alla direzione di Pak Myong Su, e la Troupe Acrobatica di Pyongyang

che si esibisce nel nuovo circo diretto da Hong Zai Sik. A lato del moderno

edificio sono stati anche costruiti i nuovi locali della Scuola delle Arti del

Circo. Ad essa non è per il momento collegato uno Studio come nel modello

moscovita, esiste però una equipe di creativi, allenatori e professori che

contribuiscono al disegno dei nuovi numeri usufruendo anche di una sezione

tecnica che realizza scenografie, costumi ed attrezzi. Esistono anche dei

compositori al servizio degli artisti che compongono melodie distanti da

quelle cinesi e più simili a quelle occidentali e che vengono eseguite alla

perfezione dalle validissime e nutritissime orchestre dei due stabili. Il circo

coreano coinvolge circa quattrocento persone concentrate quasi tutte nella

capitale. In giro per il paese si esibiscono delle piccole compagnie inviate in

tournée dagli organismi centrali oppure delle piccole troupe di saltimbanchi

che agiscono in proprio, anche se sempre sotto il controllo dei funzionari

della capitale. I migliori numeri nordcoreani restano indubbiamente quelli

aerei con i quali fra gli anni ‘80 e ‘90 hanno conquistato sei Clown d’Oro al

Festival di Montecarlo.

Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo

La più importante manifestazione circense del mondo, organizzata nel

Principato di Monaco dal 1974, quando il Principe Ranieri, che da

giovanissimo frequenta i circhi stabili parigini, presa coscienza del momento

di crisi del settore, decide di rivalutare l’immagine di tale antica forma di

spettacolo. Scopo della manifestazione, come annunciato dallo stesso

Ranieri alla conferenza stampa che annuncia la nascita del festival, è

“segnalare i migliori artisti, promuovere l’immagine del circo nel mondo,

aprire la pista a tutti senza distinzioni”. La manifestazione riscuote subito un

grande successo e dalla sua nascita è vista da oltre 450.000 spettatori che

applaudono oltre 700 numeri venuti da tutto il mondo. Il Festival vede sfilare

grandi artisti e segue, passo, passo, i cambiamenti e gli sviluppi delle varie

discipline dell’arte circense. Ricevere un premio a Monte Carlo, o anche solo

partecipare al Festival, significa per un artista avere un prestigioso biglietto

da visita da esibire per il resto della carriera. Il Festival ha forma di

competizione con alcuni spettacoli di selezione ed uno finale con la

consegna dei trofei ai numeri migliori. Il premio è una statuetta scolpita da

Paule Male, l’effige di un Clown d’Oro o d’Argento. Vi sono poi altri

riconoscimenti minori dedicati a particolari discipline o caratteristiche. La

scelta dei numeri da premiare spetta ad una giuria presieduta dal Principe (in

seguito anche dalla Principessa Stephanie) e formata in un primo tempo da

importanti personalità dello spettacolo (fra le quali Sean Connery, Cary grant,

Michael York e i nostri Alberto Sordi e Giuletta Masina), molte volte colleghi o

amici di Grace Kelly. In seguito da esperti direttori di circo provenienti da tutto

il mondo. L’impatto sui media è minore ma il livello di competenza aumenta.

La preselezione dei numeri viene effettuata da un comitato che cambia di

edizione in edizione e che è coordinato dallo stesso Principe, la cui perizia in

merito cresce negli anni, ma il cui amore per il circo è da sempre sincero:

possiede una collezione di videocassette dei suoi artisti preferiti che riguarda

di tanto in tanto. Alla direzione di pista e alla logistica si alternano prestigiose

famiglie europee, dai Bouglione, agli Orfei, dai Togni, ai Bronette fino ai Knie.

Figura importante è quella del messicano Eduardo Murillo, già valido

acrobata al trampolino e collaboratore di Enis Togni, che rimane per oltre

dieci anni direttore di pista del Festival. Ruolo non facile. Ogni anno

partecipano oltre 150 artisti provenienti da tutto il mondo, 15 musicisti e

altrettanti assistenti di pista del Circo di Stato della Polonia, una cinquantina

di professionisti di varie categorie, interpreti, hostess, tecnici della TV. Gli

organizzatori, oltre che con i lunghi viaggi e le difficoltà di comunicazione,

devono vedersela anche con i tempi della burocrazia per il rilascio dei visti,

con il foraggiamento degli animali, con il problema del montaggio degli

attrezzi e tante altre cose ancora. In pochissimi giorni l’orchestra deve

imparare alla perfezione le musiche di oltre 20 numeri diversi, la maggior

parte dei quali visti per la prima volta, il direttore di pista, deve apprendere

nei minimi particolari le esigenze tecniche dei vari artisti dai quali dipendono

le perfette esecuzioni delle attrazioni. Deve poi deve preparare una scaletta

in grado di conciliare il ritmo dello spettacolo alle varie esigenze tecniche.

Tutte le edizioni sono presentate dall’elegante Sergio. Saltano tre annate: il

1979, per la scomparsa di Grace Kelly, il 1982 per problemi tecnici, il 1991

per le tensioni dovute allo scoppio della guerra del golfo. Dalla metà degli

anni ‘80 il festival viene spostato da dicembre ai primi giorni di febbraio, data

in cui i vari circuiti circensi sono per lo più inoperativi e permettono quindi ad

ogni nazione di partecipare. Nel 1987 viene inaugurata una costruzione semi

stabile da 4.200 posti che nel corso dell’anno ospita numerose altre

manifestazioni. Il Festival diventa il principale punto d’incontro degli operatori

del settore: artisti, direttori di circo, agenti, giornalisti, semplici appassionati.

Dal punto di vista artistico merito della manifestazione, oltre a quello di

raccogliere i migliori numeri in circolazione, è anche di aprirsi alle scuole

orientali e in seguito all’evoluzione dell’arte circense, ospitando, pur nel

contesto di un modello tradizionale di spettacolo, dapprima (metà degli anni

‘80) numeri rappresentativi del circo di regia russo ed in seguito (primi anni

‘90) artisti provenienti dal canadese Cirque du Soleil. L’Italia conquista in

tutto quattordici statuette, quattro dorate, nove d’argento e una di bronzo. Il

primo Clown d’Oro italiano è del 1987 a Massimiliano Nones con il numero di

12 tigri del circo di Moira Orfei. Nel 1996 è la volta della “Festa del Cavallo”

presentata dai Casartelli - De Rocchi, del Circo Medrano. Di un italiano un

altro importante primato: Flavio Togni (Circo Americano) è l’unico artista ad

aver conquistato tre Argenti e l’unico ad essere salito tre volte sul podio

nell’arco di oltre vent’anni (1976 - 1983 - 1998). Ecco tutti i trofei italiani:

1976 Argento a Flavio Togni (elefanti); 1977 Argento ai Canestrelli

(naturalizzati americani, trampolino elastico); 1979 Argento ai Nicolodi

(acrobatica a terra); 1983 Argento a Flavio Togni (gruppo misto di cavalli e

elefanti); 1987 Oro a Massimiliano Nones (tigri); 1988 Argento a David

Larible (clown); 1989 Argento a Stefano e Lara Orfei Nones (alta scuola e

animali esotici); 1996 Oro ai Casartelli - De Rocchi (“festa del cavallo”); 1998

Argento a Flavio Togni (cavalli); 1999 Oro a David LArible (clown); 2001

Argento a Fumagalli (clown); 2004 Oro ai Fratelli Errani (acrobati icariani)

Argento a Stefano Orfei Nones (tigri) e Bronzo a Willer Nicolodi (ventriloquo).

Ma non sempre il pubblico e gli operatori sono d’accordo con le decisioni

della giuria. Le principali critiche mosse, salvo i casi singoli (come quando il

triplo salto mortale di Raoulito Jimenez fu scambiato per un doppio),

riguardano il cambiamento di tendenza avvenuto alla terza edizione, dopo

che le prime due hanno visto in pratica consegnare il Clown d’Oro alla

carriera a Charlie Rivel, Alfred Court e ad Alexis Gruss. Dalla terza edizione

in poi si passa alla vittoria sul campo, eccezion fatta per la VII, quando si

aggiudica il trofeo Oleg Popov, che non sembra però brillare negli spettacoli

di selezione. Altra critica è quella di premiare a volte con leggerezza numeri

russi, cinesi e coreani. Fra gli addetti ai lavori circola la voce che ciò avvenga

per non interrompere il flusso di artisti provenienti da questi grandi serbatoi.

Gli spettacoli del Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo vengono

trasmessi dalle televisioni di mezzo mondo diffondendo ovunque l’immagine

del principato, ma anche quella di una forma d’arte capace di profonde

riflessioni sui propri codici e di conseguenti evoluzioni.

Krone

Circo tedesco.

Considerato il più grande circo d’Europa. Nel 1870 Fritz Krone fonda un

piccolo serraglio che in breve diventa di considerevoli dimensioni. Nel 1879

viene ucciso da un orso bruno e la gestione dell’attività passa nelle mani del

giovane erede Carl che, sposata Ida Ahlers, figlia del direttore di una

compagnia di teatro ambulante, nel 1908, presa coscienza della crisi delle

fiere (sulle quali era basato il circuito dei serragli) cambia sistema produttivo

creando un circo a tre piste che si esibisce in un enorme tendone a sei

antenne, sull’esempio dei complessi americani (Barnum & Bailey ha da poco

concluso la sua tournée europea). L’insegna adottata è in un primo momento

Circus Charles, per poi divenire Krone, che diventa celebre. Non per questo

viene abbandonato il serraglio che anzi negli anni ‘30 diviene probabilmente il

più grande zoo itinerante mai esistito al seguito di un circo. Non rare le

tournée in paesi stranieri, fra i quali l’Italia nel 1914 (Trieste) e 1921 (Milano).

Nel 1930 la figlia di Fritz e Ida, Frieda, sposa Karl Sembach e gli dà Christel

Sembach - Krone, che ancora oggi gestisce il complesso. Viene creato un

circo stabile a Monaco di Baviera, il Krone - Bau, fra i pochi a sopravvivere ai

bombardamenti della seconda guerra mondiale e ad essere ristrutturato in

maniera moderna. Nei primi anni ‘70 lo stabile ospita la serie di telefilm “Salto

Mortale”, trasmessa in mezza Europa che contribuisce all’ulteriore diffusione

del nome. Negli anni ‘80 è poi la sede del varietà televisivo “Sterne in der

Manege” che vede la partecipazione di famosi personaggi dello spettacolo

tedesco nelle vesti di artisti di circo. Per le tournée viene intanto adottato un

tendone di dimensioni più contenute ma che continua ad ospitare alcuni fra i

migliori artisti del mondo. La gestione artistica della Signora Christel si

dimostra attenta alle moderne tendenze del circo, ospitando ad esempio

numeri della scuola di regia russa, ma sempre nel contesto della struttura

classica del circo tradizionale adornata di coreografie prese a prestito dalla

rivista.

Circo della Mongolia

Complesso statale circense mongolo.

La Mongolia ha un’antica tradizione delle discipline dello spettacolo. Nel

1200, sotto Gengis Khan, per la prima e l’ultima volta nella sua storia, l’Asia

assume un’unica connotazione geografica, permettendo grandi scambi

culturali al suo interno e il diffondersi delle molteplici tradizioni dello

spettacolo popolare. Nei primi decenni del 1900 rimangono però solo piccole

troupe itineranti di saltimbanchi. Nel 1941 la conduzione del circo diventa

statale, grazie ad un professore russo che, in una piccola struttura stabile,

inizia alle tecniche circensi alcuni giovani provenienti da esperienze nomadi.

Un passo importante nello sviluppo delle strutture si ha nel 1971, quando è

creato il grande circo stabile che ancora oggi ospita gli spettacoli. La bella

costruzione, oltre alla sala principale, contiene una seconda pista per le

prove, le scuderie, alcuni alloggi e un blocco di uffici amministrativi. Il piccolo

edificio usato in precedenza diventa sede di allestimento spettacoli e, dal

1993, della Scuola del Circo. Il Circo di Stato della Mongolia si è svelato al

mondo occidentale solo dalla seconda metà degli anni ottanta, grazie alle

partecipazioni ai Festival di Montecarlo e di Parigi. Figura molto importante è

quella di Togoontchuluun Tsendayuch, chiamata la “madre del

contorsionismo”. E’ lei che prepara gli splendidi numeri di contorsionismo che

riscuotono successo un ovunque nel mondo. Attualmente il Circo di Stato

annovera tra le proprie file circa 180 persone tra artisti, tecnici e

amministrativi. Esiste pure uno staff di creativi al lavoro per presentare

numeri sempre più raffinati e curati anche nella messa in scena. Il crollo

dell’ex URSS ha provocato anche in Mongolia, come in tutti i paesi dell’ex

blocco socialista, profondi mutamenti istituzionali. Grazie alle sue dimensioni

non mastodontiche Il circo ha assunto una conduzione più agile e sensibile

all’evolversi dell’estetica circense.

Circo di Mosca

Denominazione dell’insieme di artisti e spettacoli provenienti dalla russia o

dall’ex Unione Sovietica.

A cavallo dei due secoli, l’entusiasmo degli spettatori stimola in Russia lo

sviluppo delle arti circensi e del varietà e il sorgere di numerosi edifici

deputati a tali spettacoli. Artisti di ogni genere, in cerca di lavoro, accorrono

da tutta Europa ed in particolare dall’Italia. Si affermano Alessandro Guerra

ed i Ciniselli. Guerra, detto “il furioso”, nel 1845 fa costruire un edificio in

legno che chiama Cirque Olimpique. Gaetano Ciniselli, nel 1869 assume la

direzione del circo in muratura di Mosca e di quello in legno di Pietroburgo

(quest’ultimo poi rimpiazzato da un elegante edificio che esiste tuttora). Altri

direttori famosi sono i Truzzi, apprezzati inscenatori di pantomime e

proprietari di circhi itineranti. La Russia diventa una seconda patria per i

circensi italiani. Lì si stabiliscono gli Averino, nascono Enrico Rastelli e

Alberto Fratellini, e trova il successo Giacomo Cireni, il “clown dello Zar”.

L’agiatezza dura però solo fino allo scoppio della prima guerra mondiale, che

porta gravi scompensi all’arte circense. Solo al termine vi è una parziale

ripresa con la creazione di nuovi circhi stabili, circhi itineranti e teatri di

varietà. Nel 1917, con la rivoluzione, la maggior parte degli artisti stranieri si

dà alla fuga non vedendo immediate possibilità di lavoro in una nazione dove

ognuno viene espropriato dei propri beni. Ma le grosse privazioni che soffre il

settore devono da lì a poco generare le solidi basi sulle quali viene costruita

la più grande struttura circense del nostro secolo. Il 26 agosto del 1919 Lenin

promulga il decreto sulla nazionalizzazione dei teatri e dei circhi seguendo la

proposta del Commissario all’Istruzione e alla Cultura, Anatolij Vasileviic

Lunaciarsky. Da quel momento la responsabilità di tutti i circhi stabili o

itineranti esistenti sul territorio sovietico, nonchè quella di tutti i lavoratori del

settore circense, ricade su di un unico organo direttivo: il Soyuzgoscyrk. Il

livello degli artisti russi ha però sofferto delle traversie sociali del grande

territorio e, salvo qualche rara eccezione, è inferiore a quello degli stranieri.

Per supplire a questo divario, nel 1927 viene inaugurata la Scuola delle Arti

del Circo e del Varietà di Mosca che in sette decenni sforna oltre 4000 artisti

di vario genere, ma tutti in possesso di solide basi generiche. Dalle scuole di

regia teatrale di Mosca arrivano dei giovani che creano il mestiere di regista

di circo; figura professionale del tutto nuova che permette, attraverso la

stretta collaborazione di artisti, coreografi e compositori, la creazione di vere

e proprie opere d’arte circensi alle quali si cerca di dare sviluppo tematico,

imprimendo toni storici e politici che vadano oltre la forma meramente

esibitrice del numero da circo. Nel 1946 viene creato il prezioso Studio per la

Formazione e la Preparazione di Artisti, Numeri e Spettacoli di Circo, dagli

addetti chiamato solo “lo Studio”: un laboratorio d’arte circense

d’avanguardia dove vengono sperimentate le potenzialità tecniche e creative

di ogni disciplina. Altri edifici per il circo con tecniche sempre più perfezionate

vengono eretti in tutta la nazione, fra essi un moderno edificio costruito sulle

colline di Lenin nel 1972, che dispone di cinque piste intercambiabili: una

tradizionale, una di gomma per le scatenate evoluzioni dei cavallerizzi del

Don, una attrezzata per i numeri di illusionismo, una con la superficie

ghiacciata ed una con un bacino idrico per numeri e pantomime acquatiche.

Un gigantesco dispositivo permette di alzare ed abbassare le piste in una

manciata di minuti, offrendo così ai registi di circo la possibilità di creare

numerose combinazioni. A Mosca la fantasia e la creatività degli artisti

possono esprimersi senza condizionamenti di nessun tipo. L’artista che

intende realizzare un nuovo numero presenta ai responsabili dell’organismo

centrale un dettagliato progetto nel quale descrive nei minimi particolari la

propria futura creazione artistica. Il Soyuzgoscyrk ha allestito una potente

organizzazione che dispone di strutture in grado di soddisfare ogni possibile

esigenza degli artisti. Vi sono sartorie per la realizzazione di costumi, sale di

registrazione per l’incisione di particolari brani musicali, laboratori con

falegnami e fabbri per la costruzione di nuovi speciali attrezzi.

Sono numerose le tournée all’estero. In Italia si ricordano quelle del

1959, 1964, 1969, 1982, 1987 e 1991.

Negli anni ottanta l’economia dell’Unione Sovietica comincia a dare

palesi segni di crisi. Con la dissoluzione dell’URSS, il Soyuzgoscyrk si

trasforma in Rosgoscyrk e l’enorme patrimonio artistico e animale del circo

sovietico si riduce ai “soli” seimila artisti e circa settemila animali operanti sul

territorio russo. Attualmente sono oltre duecento le persone che lavorano al

Rosgoscyrk, rimasto nella vecchia sede di Mosca. La struttura è divisa in

dipartimenti. I due circhi stabili di Mosca non sono più di sua proprietà

mentre continua a gestire quello in tenda, sito al Parco Gorky, la Scuola ed il

famoso Studio. Molti proprietari di numeri di animali cercano di vendere

all’estero belve e competenza d’addestramento: nel loro paese mantenere

tali animali senza l’apporto dello Stato comporta oggi rischi gravissimi. Gli

artisti diventano sempre più intraprendenti e si lasciano andare ad iniziative

private. Mentre una volta il Souyuzgoscyrk vigilava sulla qualità dei

programmi inviati all’estero, ora si è aperta una falla senza margini e si è

dato il via ad una colossale e capillare migrazione di artisti verso l’Occidente.

Il Rosgoscyrk, diretto da Ludmila Jairova, sta cercando di diventare una

moderna organizzazione in grado di avere un ruolo determinante anche negli

anni a venire, mentre gli ulteriori gruppi emergenti, come quello di Leonid

Kostiuk e quello di Nikulin, stanno tentando di assumere una struttura solida.

Circo di Stato

Sistema circense proprio dei paesi a regime comunista in cui formazione,

produzione e distribuzione delle arti del circo sono totalmente gestiti dallo

Stato tramite un apposito organismo centrale generalmente legato al

Ministero della Cultura escludendo la possibilità di iniziativa privata. Tale

sistema nasce nel 1919 con i decreti di Lenin che contribuiscono alla nascita

in Russia del primo Circo di Stato al mondo. In seguito, fino agli anni ‘50, altri

circhi di Stato nascono in Cina, Mongolia, Corea Popolare, Ungheria,

Cecoslovacchia, Bulgaria, Romania. Seppur con differenze interne, in

ciascun paese tale modello organizzativo comprende: una o più scuole di

formazione artistica e tecnica; l’edificazione di uno o più circhi stabili sul

territorio e vari altri itineranti; la gestione e la circuitazione degli artisti

attraverso tali circhi; l’ingaggio di artisti in paesi occidentali e la composizione

di programmi per tournée estere. Fino a tutti gli anni ‘80 tale sistema

produttivo contribuisce allo sviluppo e alla diffusione delle arti circensi. Con la

crisi del sistema comunista, a fianco dei sistemi circensi statali sorgono

gradualmente compagnie private, dove gli artisti e i circhi sono sempre più

indipendenti. Solo in Corea del Nord il controllo dello Stato sul circo resta

totale.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 12 novembre 2007 )
 

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